Ascolto: Italo Calvino – L’avventura di due sposi (1976)
Chi era Italo Calvino
Italo Calvino (Santiago de Las Vegas, Cuba, 1923 – Siena 1985) è uno degli scrittori italiani più importanti del Novecento. Cresciuto in Liguria, partecipò giovanissimo alla Resistenza partigiana, esperienza da cui nacque il suo primo romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno” (1947). Lavorò per decenni alla casa editrice Einaudi, contribuendo in modo decisivo alla cultura italiana del dopoguerra. La sua opera spazia dal realismo iniziale alla trilogia fantastica “I nostri antenati” (“Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante”, “Il cavaliere inesistente”), fino alle invenzioni delle “Città invisibili” (1972) e di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (1979). La sua prosa è limpida, precisa, attenta al dettaglio. “L’avventura di due sposi” appartiene al ciclo “Gli amori difficili”, in cui Calvino racconta con sguardo lieve e malinconico le piccole difficoltà di comunicazione e i vuoti dell’amore moderno.
Durata 10 minuti
Difficoltà ★★★★☆ Livello B2 – C1
Ascolta la narrazione una prima volta, senza leggere la trascrizione, e cerca di capire i dettagli del racconto. Poi, ascolta ancora leggendo.
Il racconto descrive una giornata tipo nella vita di Arturo, operaio che lavora il turno di notte, e di sua moglie Elide, che invece esce di casa al mattino presto per andare in fabbrica. I due si incrociano per pochi minuti all’alba e alla sera, e in quei piccoli spazi di tempo cercano di ritagliarsi gesti di tenerezza e momenti di intimità.
L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’ prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno, il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi. Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffè. Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata. Quando due hanno dormito insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è pari.
Alle volte invece era lui che entrava in camera a destarla, con la tazzina del caffè, un minuto prima che la sveglia suonasse; allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal sonno prendeva una specie di dolcezza pigra, le braccia che s’alzavano per stirarsi, nude, finivano per cingere il collo di lui. S’abbracciavano. Arturo aveva indosso il giaccone impermeabile; a sentirselo vicino lei capiva il tempo che faceva: se pioveva o faceva nebbia o c’era neve, a secondo di com’era umido e freddo. Ma gli diceva lo stesso: – Che tempo fa? – e lui attaccava il suo solito brontolamento mezzo ironico, passando in rassegna gli inconvenienti che gli erano occorsi, cominciando dalla fine: il percorso in bici, il tempo trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le grane sul lavoro, le voci che correvano nel reparto, e così via.
A quell’ora, la casa era sempre poco scaldata, ma Elide s’era tutta spogliata, un po’ rabbrividendo, e si lavava, nello stanzino da bagno. Dietro veniva lui, più con calma, si spogliava e si lavava anche lui, lentamente, si toglieva di dosso la polvere e l’unto dell’officina. Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio, e continuando a dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza, e si trovavano abbracciati.
Ma tutt’a un tratto Elide: – Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la gonna, tutto in fretta, in piedi, e con la spazzola già andava su e giù per i capelli, e sporgeva il viso allo specchio del comò, con le mollette strette tra le labbra. Arturo le veniva dietro, aveva acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’ impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla. Elide era pronta, infilava il cappotto nel corridoio, si davano un bacio, apriva la porta e già la si sentiva correre giù per le scale.
Arturo restava solo. Seguiva il rumore dei tacchi di Elide giù per i gradini, e quando non la sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile, il portone, il marciapiede, fino alla fermata del tram. Il tram lo sentiva bene, invece: stridere, fermarsi, e lo sbattere della pedana a ogni persona che saliva. “Ecco, l’ha preso”, pensava, e vedeva sua moglie aggrappata in mezzo alla folla d’operai e operaie sull'”undici”, che la portava in fabbrica come tutti i giorni. Spegneva la cicca, chiudeva gli sportelli alla finestra, faceva buio, entrava in letto.
Il letto era come l’aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l’altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.
Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un po’ girava per le stanze: aveva acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. Certi lavori li faceva lui, in quelle ore prima di cena, come rifare il letto, spazzare un po’, anche mettere a bagno la roba da lavare. Elide poi trovava tutto malfatto, ma lui a dir la verità non ci metteva nessun impegno in più: quello che lui faceva era solo una specie di rituale per aspettare lei, quasi un venirle incontro pur restando tra le pareti di casa, mentre fuori s’accendevano le luci e lei passava per le botteghe in mezzo a quell’animazione fuori tempo dei quartieri dove ci sono tante donne che fanno la spesa alla sera.
Alla fine sentiva il passo per la scala, tutto diverso da quello della mattina, adesso appesantito, perché Elide saliva stanca dalla giornata di lavoro e carica della spesa. Arturo usciva sul pianerottolo, le prendeva di mano la sporta, entravano parlando. Lei si buttava su una sedia in cucina, senza togliersi il cappotto, intanto che lui levava la roba dalla sporta. Poi: – Su, diamoci un addrizzo, – lei diceva, e s’alzava, si toglieva il cappotto, si metteva in veste da casa. Cominciavano a preparare da mangiare: cena per tutt’e due, poi la merenda che si portava lui in fabbrica per l’intervallo dell’una di notte, la colazione che doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui l’indomani si sarebbe svegliato.
Lei un po’ sfaccendava un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia e diceva a lui cosa doveva fare. Lui invece era l’ora in cui era riposato, si dava attorno, anzi voleva far tutto lui, ma sempre un po’ distratto, con la testa già ad altro. In quei momenti lì, alle volte arrivavano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta, perché lei lo avrebbe voluto più attento a quello che faceva, che ci mettesse più impegno, oppure che fosse più attaccato a lei, le stesse più vicino, le desse più consolazione. Invece lui, dopo il primo entusiasmo perché lei era tornata, stava già con la testa fuori di casa, fissato nel pensiero di far presto perché doveva andare.
Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare, allora c’era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d’avere così poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla voglia che avevano di star lì a tenersi per mano.
Ma non era ancora passato tutto il caffè e già lui era dietro la bicicletta a vedere se ogni cosa era in ordine. S’abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com’era morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva attento le scale.
Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce. Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza.
“L’avventura di due sposi” fa parte del ciclo “Gli amori difficili” e venne raccolto in “I racconti”, Einaudi, Torino, 1976.
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Question 1 of 16
1. Question
RINCASARE
All’inizio del racconto, il narratore presenta Arturo e i suoi orari di lavoro.
Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali.
Che significa?
Correct
Tornare a casa.
“Rincasare” è un verbo formale che significa tornare a casa, rientrare a casa. Il prefisso “rin-” indica il ritorno, come in “rientrare”. Si usa soprattutto per il ritorno serale o dopo il lavoro.
Incorrect
Tornare a casa.
“Rincasare” è un verbo formale che significa tornare a casa, rientrare a casa. Il prefisso “rin-” indica il ritorno, come in “rientrare”. Si usa soprattutto per il ritorno serale o dopo il lavoro.
Question 2 of 16
2. Question
GUANCIALE
Quando Arturo arriva a casa al mattino, Elide è ancora a letto e cerca di rimanere addormentata ancora qualche istante.
il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale.
Cosa significa?
Correct
Il cuscino del letto.
“Guanciale” è un termine letterario per indicare il cuscino, quello su cui si appoggia la guancia per dormire (da cui il nome). È una parola un po’ più ricercata di “cuscino” e si trova spesso nei testi narrativi.
Incorrect
Il cuscino del letto.
“Guanciale” è un termine letterario per indicare il cuscino, quello su cui si appoggia la guancia per dormire (da cui il nome). È una parola un po’ più ricercata di “cuscino” e si trova spesso nei testi narrativi.
Question 3 of 16
3. Question
ALLA CIECA
Elide si sveglia di scatto al mattino quando sente Arturo entrare in casa.
Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi.
Che significa?
Correct
Senza vedere, a tentoni.
“Alla cieca” significa fare qualcosa senza guardare, senza vedere bene quello che si sta facendo, spesso per fretta o perché si è ancora addormentati. Elide infila la vestaglia in fretta, con i capelli sugli occhi.
Incorrect
Senza vedere, a tentoni.
“Alla cieca” significa fare qualcosa senza guardare, senza vedere bene quello che si sta facendo, spesso per fretta o perché si è ancora addormentati. Elide infila la vestaglia in fretta, con i capelli sugli occhi.
Question 4 of 16
4. Question
SPALANCARE
Quando Elide vede Arturo in cucina, cerca di apparire più sveglia di quanto sia.
Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi
Cosa significa ‘spalancare’?
Correct
Aprire del tutto, al massimo.
“Spalancare” significa aprire completamente, al massimo. Si usa per porte, finestre e anche per gli occhi. Elide forza i suoi occhi a spalancarsi per non sembrare addormentata davanti al marito.
Incorrect
Aprire del tutto, al massimo.
“Spalancare” significa aprire completamente, al massimo. Si usa per porte, finestre e anche per gli occhi. Elide forza i suoi occhi a spalancarsi per non sembrare addormentata davanti al marito.
Question 5 of 16
5. Question
SMORFIA
Quando Arturo entra in camera con il caffè per Elide, lei si sveglia in modo più tenero.
allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal sonno prendeva una specie di dolcezza pigra
Che significa?
Correct
Un’espressione del viso storta o forzata.
La “smorfia” è un’espressione del viso un po’ storta, fatta arricciando il naso o la bocca, spesso per dolore, fastidio o (come qui) per la fatica di svegliarsi. La smorfia di Elide si trasforma in qualcosa di tenero quando il marito la sveglia con dolcezza.
Incorrect
Un’espressione del viso storta o forzata.
La “smorfia” è un’espressione del viso un po’ storta, fatta arricciando il naso o la bocca, spesso per dolore, fastidio o (come qui) per la fatica di svegliarsi. La smorfia di Elide si trasforma in qualcosa di tenero quando il marito la sveglia con dolcezza.
Question 6 of 16
6. Question
LE GRANE
Arturo, appena tornato dalla fabbrica, racconta alla moglie come è andata la sua nottata di lavoro.
il tempo trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le grane sul lavoro, le voci che correvano nel reparto
Cosa significa ‘le grane’?
Correct
I problemi, le seccature.
“Le grane” è un termine colloquiale per indicare i problemi, le seccature, le complicazioni fastidiose. L’espressione “che grana!” significa “che problema!”. Arturo elenca tutti i fastidi avuti al lavoro durante la notte.
Incorrect
I problemi, le seccature.
“Le grane” è un termine colloquiale per indicare i problemi, le seccature, le complicazioni fastidiose. L’espressione “che grana!” significa “che problema!”. Arturo elenca tutti i fastidi avuti al lavoro durante la notte.
Question 7 of 16
7. Question
INTIRIZZITI
All’alba, i due sposi si lavano insieme nello stanzino da bagno.
Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte
Che significa?
Correct
Irrigiditi dal freddo.
“Intirizziti” descrive il corpo che diventa rigido e quasi immobile a causa del freddo intenso. Il verbo “intirizzire” si usa soprattutto per le mani, i piedi e tutto il corpo. La casa al mattino presto non è ancora riscaldata.
Incorrect
Irrigiditi dal freddo.
“Intirizziti” descrive il corpo che diventa rigido e quasi immobile a causa del freddo intenso. Il verbo “intirizzire” si usa soprattutto per le mani, i piedi e tutto il corpo. La casa al mattino presto non è ancora riscaldata.
Question 8 of 16
8. Question
TUTT’A UN TRATTO
I due sposi sono ancora in bagno quando Elide guarda l’ora e si rende conto del ritardo.
Ma tutt’a un tratto Elide: – Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la gonna
Che significa?
Correct
Improvvisamente, all’improvviso.
“Tutt’a un tratto” indica qualcosa che accade in modo improvviso e inaspettato, senza preavviso. È sinonimo di “all’improvviso” o “di colpo”. Elide passa dalla calma del bagno al panico del ritardo in un istante.
Incorrect
Improvvisamente, all’improvviso.
“Tutt’a un tratto” indica qualcosa che accade in modo improvviso e inaspettato, senza preavviso. È sinonimo di “all’improvviso” o “di colpo”. Elide passa dalla calma del bagno al panico del ritardo in un istante.
Question 9 of 16
9. Question
IMPACCIATO
Mentre Elide si veste in fretta per uscire, Arturo si limita a fumare e a guardarla.
Arturo le veniva dietro, aveva acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’ impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla.
Cosa significa ‘impacciato’?
Correct
A disagio, goffo.
“Impacciato” descrive una persona che si sente a disagio, che non sa come comportarsi, che si muove in modo goffo. Arturo non ha niente da fare mentre la moglie corre, e questa inattività lo fa sentire fuori posto.
Incorrect
A disagio, goffo.
“Impacciato” descrive una persona che si sente a disagio, che non sa come comportarsi, che si muove in modo goffo. Arturo non ha niente da fare mentre la moglie corre, e questa inattività lo fa sentire fuori posto.
Question 10 of 16
10. Question
TROTTERELLARE
Dopo che Elide è uscita di casa, Arturo segue mentalmente la moglie verso il tram.
quando non la sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile
Cosa significa?
Correct
Camminare a piccoli passi rapidi.
“Trotterellare” deriva da “trotto” (l’andatura del cavallo) e indica il modo di camminare a passi corti, rapidi e leggeri. È tipico di chi ha fretta o di chi porta i tacchi. Elide è in ritardo per il tram.
Incorrect
Camminare a piccoli passi rapidi.
“Trotterellare” deriva da “trotto” (l’andatura del cavallo) e indica il modo di camminare a passi corti, rapidi e leggeri. È tipico di chi ha fretta o di chi porta i tacchi. Elide è in ritardo per il tram.
Question 11 of 16
11. Question
TEPORE
Arturo, dopo che la moglie è uscita, si sposta nel letto verso il lato dove ha dormito Elide.
a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei
Che significa?
Correct
Un calore dolce e leggero.
Il “tepore” è una temperatura tiepida, un calore non forte ma piacevole. Si usa per il sole d’inverno, per l’acqua del bagno o, come qui, per il letto appena lasciato. È una parola dolce, evocativa.
Incorrect
Un calore dolce e leggero.
Il “tepore” è una temperatura tiepida, un calore non forte ma piacevole. Si usa per il sole d’inverno, per l’acqua del bagno o, come qui, per il letto appena lasciato. È una parola dolce, evocativa.
Question 12 of 16
12. Question
DARSI UN ADDRIZZO
Elide è appena rientrata dal lavoro stanca, mentre Arturo aspetta di cominciare la cena con lei.
Lei si buttava su una sedia in cucina, senza togliersi il cappotto… Poi: – Su, diamoci un addrizzo, – lei diceva, e s’alzava
Cosa significa ‘darsi un addrizzo’?
Correct
Sbrigarsi, darsi una mossa.
“Darsi un addrizzo” è un’espressione popolare e regionale che significa “darsi una mossa”, “sbrigarsi”. Letteralmente vuol dire “raddrizzarsi”, cioè rialzarsi e cominciare ad agire dopo essersi seduti.
Incorrect
Sbrigarsi, darsi una mossa.
“Darsi un addrizzo” è un’espressione popolare e regionale che significa “darsi una mossa”, “sbrigarsi”. Letteralmente vuol dire “raddrizzarsi”, cioè rialzarsi e cominciare ad agire dopo essersi seduti.
Question 13 of 16
13. Question
L’INDOMANI
I due sposi preparano insieme i pasti che dovranno portarsi al lavoro.
la colazione che doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui l’indomani si sarebbe svegliato.
Che significa?
Correct
Il giorno dopo.
“L’indomani” significa il giorno successivo. È un termine letterario, un po’ più formale di “domani”. Si usa raccontando un fatto al passato per indicare il giorno seguente a quello descritto.
Incorrect
Il giorno dopo.
“L’indomani” significa il giorno successivo. È un termine letterario, un po’ più formale di “domani”. Si usa raccontando un fatto al passato per indicare il giorno seguente a quello descritto.
Question 14 of 16
14. Question
SFACCENDARE
Mentre preparano la cena, Elide è stanca e dirige il marito dalla sua seggiola di paglia.
Lei un po’ sfaccendava un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia e diceva a lui cosa doveva fare.
Cosa significa ‘sfaccendare’?
Correct
Occuparsi delle faccende domestiche.
“Sfaccendare” deriva da “faccende” (i lavori domestici) e indica il muoversi per la casa svolgendo piccoli compiti: pulire, sistemare, cucinare. Il verbo suggerisce un’attività un po’ frammentaria, fatta di tante cose piccole.
Incorrect
Occuparsi delle faccende domestiche.
“Sfaccendare” deriva da “faccende” (i lavori domestici) e indica il muoversi per la casa svolgendo piccoli compiti: pulire, sistemare, cucinare. Il verbo suggerisce un’attività un po’ frammentaria, fatta di tante cose piccole.
Question 15 of 16
15. Question
SUL PUNTO DI
Mentre cucinano insieme, ci sono momenti di tensione tra i due sposi.
In quei momenti lì, alle volte arrivavano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta
Che significa?
Correct
Stare per, essere vicini a fare qualcosa.
“Essere sul punto di” significa essere molto vicini al fare qualcosa, ma non averla ancora fatta. Indica un momento di tensione, di indecisione: i due sposi quasi litigano, ma poi riescono a non farlo.
Incorrect
Stare per, essere vicini a fare qualcosa.
“Essere sul punto di” significa essere molto vicini al fare qualcosa, ma non averla ancora fatta. Indica un momento di tensione, di indecisione: i due sposi quasi litigano, ma poi riescono a non farlo.
Question 16 of 16
16. Question
A PORTATA DI MANO
Una volta apparecchiata la tavola, i due sposi si siedono finalmente per cenare.
Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare
Cosa significa?
Correct
Facilmente raggiungibile, vicino.
“A portata di mano” significa che qualcosa è abbastanza vicino da poterlo prendere senza alzarsi o muoversi molto. Letteralmente: alla distanza che la mano può raggiungere. I due sposi mettono tutto a tavola per non perdere tempo durante la cena.
Incorrect
Facilmente raggiungibile, vicino.
“A portata di mano” significa che qualcosa è abbastanza vicino da poterlo prendere senza alzarsi o muoversi molto. Letteralmente: alla distanza che la mano può raggiungere. I due sposi mettono tutto a tavola per non perdere tempo durante la cena.
Compito
Utilizza le domande come traccia per scrivere la tua impressione sul racconto. Cosa ne pensi? Ti è piaciuto oppure no? Perché?
Quali sentimenti emergono dal racconto? Come riesce Calvino a trasmetterli attraverso piccoli gesti quotidiani, senza descriverli direttamente?
Arturo “vede” Elide che esce di casa solo attraverso i suoni: i tacchi giù per le scale, lo stridere del tram, lo sbattere della pedana. Lo stesso accade a Elide alla sera, quando immagina Arturo pedalare per le strade buie. Perché secondo te Calvino costruisce il racconto in questo modo?
Arturo, prima che la moglie rientri, rifà il letto, spazza, mette a bagno la roba da lavare. Considerando l’epoca in cui il racconto è ambientato, come ti sembra questa divisione dei lavori domestici? Che cosa ti dice del rapporto tra Arturo ed Elide?
Il letto è l’oggetto attorno a cui ruota il racconto: lo condividono ma non insieme, e ciascuno cerca il calore lasciato dall’altro. Che cosa rappresenta questo gesto?
La giornata di Arturo ed Elide è scandita dal ritmo della fabbrica. Pensi che siano felici della loro vita insieme? Quale dettaglio in particolare ti suggerisce la risposta?
Pensi che la situazione di Arturo ed Elide sia ancora attuale oggi? Conosci, anche solo di vista, coppie che vivono a orari sfasati o lontani?