🎬 Il conformista Regia di Bernardo Bertolucci (1970) Musiche di Georges Delerue
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Marcello Clerici – Jean-Louis Trintignant: Un giovane professore di filosofia nella Roma del 1938. Elegante, controllato, capace di tenere una conversazione su qualunque argomento senza mai rivelare cosa pensa davvero. Vive tormentato da un episodio dell’infanzia che ha deciso di seppellire sotto una vita il più possibile ordinaria: un matrimonio, un lavoro, un partito politico, un appartamento borghese. Trintignant, che imparò le battute in italiano a orecchio, costruisce un personaggio impossibile da leggere. Non sai mai cosa prova. Non sai nemmeno se prova qualcosa.
Giulia – Stefania Sandrelli: La fidanzata e poi moglie di Marcello. Giovane, allegra, chiacchierona, di media borghesia. Non nasconde niente perché non ha niente da nascondere: parla di soldi, di vestiti, di sesso con una spontaneità che a Marcello fa quasi invidia. Non sa niente della vera natura di suo marito, né della missione che lui porta avanti durante il loro viaggio di nozze. Sandrelli aveva vent’anni durante le riprese e dà a Giulia una vitalità che contrasta con il gelo di Marcello.
Anna Quadri – Dominique Sanda: La moglie del professore. Bella, sfuggente, difficile da classificare. Si avvicina a Giulia con un interesse che va oltre l’amicizia, e tiene Marcello a distanza con un sorriso che non vuol dire niente di buono. Sa, o sente, che quell’uomo non è lì per caso. Bertolucci la scelse dopo averla vista in un film di Bresson. Sanda dà ad Anna una presenza che non si spiega: è la persona più viva del film, e forse la più in pericolo.
Professor Luca Quadri – Enzo Tarascio: Il vecchio professore di filosofia di Marcello all’università, ora esule antifascista a Parigi. Un uomo che si fida delle persone anche quando non dovrebbe. Nello studio a Parigi cita a Marcello il mito della caverna di Platone: gli uomini in catene vedono solo le ombre proiettate sul muro e credono che siano la realtà. È un insegnamento che aveva dato a Marcello anni prima, e che Marcello continua a non voler capire.
Manganiello – Gastone Moschin: L’agente dell’OVRA assegnato a Marcello per la missione a Parigi. Un uomo pratico, bonario, che non si fa domande. Segue gli ordini, aspetta i momenti giusti, non giudica nessuno. Alla fine, però, il suo disprezzo per Marcello emerge in una sola battuta, pronunciata dopo l’omicidio nel bosco: “Fatemi lavorare nella merda, ma non con un vigliacco”.
Fotografia di Vittorio Storaro. Colonna sonora di Georges Delerue.
Trama
Roma, ottobre 1938. Marcello Clerici è seduto nel sedile posteriore di un’auto che lo sta portando verso un albergo di Parigi. È mattina presto. Accanto a lui c’è Manganiello, agente dell’OVRA, la polizia segreta fascista. Stanno aspettando qualcuno. Il film comincia così: con un uomo che aspetta, in silenzio, di fare qualcosa che non ha ancora il coraggio di nominare.
Quello che Marcello sta aspettando di fare è consegnare alla morte il suo vecchio professore di filosofia, Luca Quadri, che vive esule a Parigi con la moglie Anna. Il regime glielo ha chiesto. Lui ha detto di sì. E da quella mattina in poi il film ci racconta, attraverso una serie di ricordi, come Marcello sia arrivato fin lì.
La storia comincia con un trauma. Marcello ha tredici anni. Un giorno viene salvato dai bulli della scuola da un autista, Lino Seminara, che lo porta via con sé. Nell’appartamento, Lino gli mostra una pistola e poi cerca di abusare di lui. Marcello afferra la pistola e spara. Poi scappa dalla finestra, convinto di aver ucciso Lino. Da quel momento in poi la sua vita ha un unico obiettivo: diventare normale. Sparire nella massa. Non essere mai più la persona che si trovava in quella stanza.
Il contesto familiare non aiuta. Il padre è un ex squadrista fascista, ora rinchiuso in un manicomio dove crede di essere uno dei più stretti collaboratori di Mussolini. La madre è dipendente dalla morfina e vive in uno stato di abbandono. La casa è sporca, caotica, piena di ombre. Marcello la guarda con disgusto: “Vi sembra una casa normale questa? Per della gente normale? Per un’infanzia normale? Questa decadenza mi dà la nausea.”
Per essere normale bisogna avere una moglie. Marcello sceglie Giulia, una ragazza allegra e chiacchierona della piccola borghesia romana. Non è una donna che Marcello ama nel senso comune della parola: è un elemento del suo progetto. Giulia è normale. Parla di vestiti e di soldi. Non si fa domande scomode. Sposarla è come comprare un biglietto per un paese in cui Marcello non è mai riuscito ad arrivare. Sul treno verso Parigi, durante il viaggio di nozze, Giulia gli confessa ridendo di non essere vergine, di essere stata violentata a quindici anni da un uomo di casa. Marcello l’ascolta senza scomporsi. Capisce di aver scelto bene: anche Giulia ha qualcosa da nascondere, anche lei vuole dimenticare.
Prima delle nozze, Marcello si era confessato in chiesa. Racconta al prete dell’omicidio di Lino, del sesso prima del matrimonio, della sua totale assenza di rimorso per qualunque cosa. Il prete è sconvolto. Poi scopre che Marcello lavora per la polizia segreta fascista e lo assolve immediatamente, senza nemmeno aspettare. Marcello osserva la scena con una specie di stupore: il mondo si adatta sempre a lui, anche quando non dovrebbe.
Si rivolge al fascismo. Si avvicina all’OVRA e propone se stesso come agente. È lui a cercare loro, non il contrario. Il regime gli assegna una missione: andare a Parigi durante il viaggio di nozze con Giulia, avvicinare il professor Quadri, e permettere ai sicari del partito di eliminarlo. Marcello accetta senza esitare. Il fascismo non è per lui una fede: è uno strumento. L’ordine, la gerarchia, l’appartenenza a qualcosa di più grande, sono le cose che cerca da quando aveva tredici anni e sparò in quella stanza.
A Parigi, Marcello e Giulia vanno a trovare Quadri nel suo studio. Il professore sa benissimo che il suo ex studente è una spia del regime: lo accoglie lo stesso, cercando anzi di convincerlo a cambiare parte. Gli cita il mito della caverna di Platone: gli uomini in catene vedono solo le ombre proiettate dalla luce del fuoco sul fondo della caverna, e credono che quelle ombre siano la realtà. “È quello che succede in Italia adesso”, dice. Marcello ascolta. Sa che il professore ha ragione. Questo non cambia niente.
Anna, la moglie di Quadri, è una presenza difficile da ignorare. Si avvicina a Giulia con un interesse che va oltre la semplice cordialità. In un locale parigino le due donne ballano insieme, strette, mentre tutti le guardano. Anna è bisessuale, e quello che sente per Giulia non è finto. Con Marcello invece è fredda, quasi ostile: lo tiene a distanza, come se sapesse o sospettasse chi sia davvero. Marcello, per la prima volta nel film, sente qualcosa che non riesce a controllare. Le propone di scappare insieme in Sudamerica. Anna lo guarda e non risponde.
I Quadri sono pronti a partire in auto per la loro casa di campagna in Savoia. Marcello avverte segretamente Anna di non accompagnare il marito. Lei non lo ascolta. Marcello e Manganiello li seguono. Su una strada alpina deserta, i sicari del partito fermano l’auto. Quadri viene trascinato fuori e accoltellato più volte mentre Anna guarda inorridita. Marcello resta in macchina. Non scende. Non interviene.
Anna riesce a scappare e corre verso l’auto di Marcello. Bussa sul finestrino, lo chiama per nome, lo supplica di aiutarla. Lui la guarda attraverso il vetro. Non apre. I sicari la raggiungono e la uccidono sul ciglio della strada. Manganiello, dopo, guarda Marcello con disprezzo: “Fatemi lavorare nella merda, ma non con un vigliacco”.
La notte del 25 luglio 1943, il fascismo cade. Mussolini viene arrestato. Le strade di Roma si riempiono di gente che festeggia. Marcello esce con il suo amico Italo, un fascista cieco con cui ha condiviso gli anni del regime. In mezzo alla folla, sente due uomini che si parlano. Si volta. Riconosce uno di loro: è Lino, l’autista che credeva di aver ucciso trent’anni prima. L’uomo è vivo. Non è mai morto. Tutta la vita di Marcello, il matrimonio, il fascismo, l’omicidio del professore, è stata costruita sopra un errore.
Marcello perde il controllo. Urla in mezzo alla folla, indica Lino, lo accusa di essere un assassino e un fascista, gli attribuisce la morte dei Quadri. Lino scappa. Poi Marcello si volta e accusa anche Italo, il suo vecchio amico cieco, che la folla trascina via con sé. Poi si siede vicino a un fuoco sul ciglio della strada. Vicino al fuoco c’è un giovane nudo, uno dei ragazzi che Lino stava corteggiando. Marcello lo guarda. Il film finisce qui: un uomo che guarda finalmente, dopo una vita intera, quello che aveva sempre avuto paura di guardare.
Il conformista è tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, pubblicato nel 1951. Bertolucci adattò il testo liberamente, eliminando alcune spiegazioni e lavorando sull’ambiguità dei personaggi. Il fascismo, nel film, non è un’ideologia: è una risposta alla paura. Marcello non è un fanatico. È un uomo che ha paura di essere diverso dagli altri, e che ha trovato nel regime fascista il modo più semplice per sparire nella massa. Il problema è che per sparire ha accettato di fare cose che non riesce a dimenticare. Quando il regime cade, si scopre che non era rimasto niente. Non la fede, non l’amore, non nemmeno la colpa che aveva portato come una croce per trent’anni. Solo un errore.
🏆 Riconoscimenti e Critica
Il conformista ha vinto il David di Donatello come Miglior Film nel 1971. È stato presentato in concorso al Festival di Berlino del 1970, dove ha ricevuto il Premio Interfilm e il Premio Speciale dei Giornalisti. Ha ottenuto una candidatura all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura non originale e una al Golden Globe come Miglior Film Straniero. La National Society of Film Critics americana ha premiato Bertolucci come Miglior Regista e Vittorio Storaro per la Miglior Fotografia. Il film è incluso nella lista dei “100 film italiani da salvare”.
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"1 – Il conformista (1970)"
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Question 1 of 17
1. Question
una fregatura che non ci voleva
All’alba, Manganiello aggiorna Marcello: Anna Quadri è salita in macchina con il marito.
«Una fregatura che non ci voleva.»
Che significa «una fregatura»?
Correct
Una fregatura è un inconveniente che rovina i piani, qualcosa che va storto in modo fastidioso e inaspettato. Si usa con tono di lamentela colloquiale, non di tragedia.
Manganiello lo dice all’alba davanti a Marcello: Anna è salita in macchina con il marito invece di restare a Parigi come previsto. Per lui è solo un problema operativo, il tono rivela il suo carattere cinico.
Incorrect
Una fregatura è un inconveniente che rovina i piani, qualcosa che va storto in modo fastidioso e inaspettato. Si usa con tono di lamentela colloquiale, non di tragedia.
Manganiello lo dice all’alba davanti a Marcello: Anna è salita in macchina con il marito invece di restare a Parigi come previsto. Per lui è solo un problema operativo, il tono rivela il suo carattere cinico.
Question 2 of 17
2. Question
fa parte del corredo
Italo chiede a Marcello della servetta di casa. Marcello risponde con distacco.
«E la servetta con le tettone?» «Fa parte del corredo.»
Che significa qui «fa parte del corredo»?
Correct
Il corredo era la dotazione di biancheria e oggetti che la sposa portava in casa al matrimonio. Usata ironicamente, l’espressione vuol dire che qualcosa è già inclusa nel pacchetto, senza averla scelta.
Marcello risponde così a Italo che chiede della servetta: la servetta non è una scelta, è semplicemente lì. Il distacco rivela come veda il matrimonio non come un atto d’amore ma come un’acquisizione calcolata.
Incorrect
Il corredo era la dotazione di biancheria e oggetti che la sposa portava in casa al matrimonio. Usata ironicamente, l’espressione vuol dire che qualcosa è già inclusa nel pacchetto, senza averla scelta.
Marcello risponde così a Italo che chiede della servetta: la servetta non è una scelta, è semplicemente lì. Il distacco rivela come veda il matrimonio non come un atto d’amore ma come un’acquisizione calcolata.
Question 3 of 17
3. Question
imprimere una svolta
La radio trasmette una radiocronaca in stile fascista sull’incontro tra Hitler e Mussolini a Roma.
«Nella vicenda dei secoli, ogni loro incontro imprime una svolta al corso della storia.»
Che significa «imprimere una svolta»?
Correct
Imprimere una svolta vuol dire provocare un cambiamento di direzione in modo deciso e duraturo. È un’espressione del registro formale, tipica del linguaggio politico e della propaganda: suona sempre un po’ solenne.
La radio trasmette questo discorso mentre Marcello e Italo sono insieme: Italo racconta di quando suo padre vide Hitler in una birreria. La propaganda solenne passa in radio mentre i due parlano d’altro.
Incorrect
Imprimere una svolta vuol dire provocare un cambiamento di direzione in modo deciso e duraturo. È un’espressione del registro formale, tipica del linguaggio politico e della propaganda: suona sempre un po’ solenne.
La radio trasmette questo discorso mentre Marcello e Italo sono insieme: Italo racconta di quando suo padre vide Hitler in una birreria. La propaganda solenne passa in radio mentre i due parlano d’altro.
Question 4 of 17
4. Question
me ne frego
Manganiello guida veloce su una strada innevata e scivolosa. Marcello lo avverte del pericolo.
«Come si slitta! Lo so, lo so, me ne frego.»
Che significa «me ne frego»?
Correct
Me ne frego significa non me ne importa niente. È un’espressione di indifferenza ostentata, più forte e volgare di non mi interessa. Fu adottata come slogan dallo squadrismo fascista negli anni ’20.
Manganiello la dice sulla strada ghiacciata mentre guida troppo veloce: per lui è solo un modo di dire. Bertolucci mostra così come il linguaggio fascista fosse diventato parlato quotidiano, svuotato di significato politico.
Incorrect
Me ne frego significa non me ne importa niente. È un’espressione di indifferenza ostentata, più forte e volgare di non mi interessa. Fu adottata come slogan dallo squadrismo fascista negli anni ’20.
Manganiello la dice sulla strada ghiacciata mentre guida troppo veloce: per lui è solo un modo di dire. Bertolucci mostra così come il linguaggio fascista fosse diventato parlato quotidiano, svuotato di significato politico.
Question 5 of 17
5. Question
quella gallina
La madre di Marcello confronta il suo amante con Giulia, la fidanzata del figlio.
«Ne ho uno solo ed ha più charme di quella gallina della tua fidanzata.»
Che significa «gallina» in questo contesto?
Correct
In senso figurato, gallina indica una donna sciocca e banale, che parla molto senza dire niente di interessante. È un insulto colloquiale tipicamente femminile, dispregiativo ma non violento.
La madre di Marcello lo dice di Giulia, confrontandola con il suo amante. Il suo disprezzo per la futura nuora rivela quanto Giulia sia lontana dal mondo in cui la madre si muove.
Incorrect
In senso figurato, gallina indica una donna sciocca e banale, che parla molto senza dire niente di interessante. È un insulto colloquiale tipicamente femminile, dispregiativo ma non violento.
La madre di Marcello lo dice di Giulia, confrontandola con il suo amante. Il suo disprezzo per la futura nuora rivela quanto Giulia sia lontana dal mondo in cui la madre si muove.
Question 6 of 17
6. Question
che ruffiano
Marcello risponde alla madre dopo un complimento.
«Che ruffiano che sei.»
Che significa «ruffiano»?
Correct
Il ruffiano è chi lusinga gli altri per compiacerli e ottenere qualcosa in cambio. La parola è negativa, ma nel parlato viene spesso usata in modo bonario verso chi sa dire la cosa giusta al momento giusto.
Marcello lo dice alla madre dopo che lei ha descritto il suo amante come più affascinante di Giulia. La madre difende la sua vita con civetteria, e Marcello la smonta con una parola sola.
Incorrect
Il ruffiano è chi lusinga gli altri per compiacerli e ottenere qualcosa in cambio. La parola è negativa, ma nel parlato viene spesso usata in modo bonario verso chi sa dire la cosa giusta al momento giusto.
Marcello lo dice alla madre dopo che lei ha descritto il suo amante come più affascinante di Giulia. La madre difende la sua vita con civetteria, e Marcello la smonta con una parola sola.
Question 7 of 17
7. Question
essere nei ranghi
Manganiello racconta a Marcello quanti anni fa si è unito all’organizzazione fascista.
«Da quanto tempo siete nei ranghi?» «Dal 1923.»
Che significa «essere nei ranghi»?
Correct
I ranghi sono le file di un esercito. Essere nei ranghi significa far parte di un’organizzazione disciplinata in cui si obbedisce a una gerarchia. Si dice anche rompere i ranghi per chi abbandona il gruppo.
Manganiello risponde con orgoglio: dal 1923. Per lui il 1923 è l’anno in cui ha scelto da che parte stare. Non è un idealista: è un uomo che ha trovato il suo posto nella gerarchia e non lo mette mai in discussione.
Incorrect
I ranghi sono le file di un esercito. Essere nei ranghi significa far parte di un’organizzazione disciplinata in cui si obbedisce a una gerarchia. Si dice anche rompere i ranghi per chi abbandona il gruppo.
Manganiello risponde con orgoglio: dal 1923. Per lui il 1923 è l’anno in cui ha scelto da che parte stare. Non è un idealista: è un uomo che ha trovato il suo posto nella gerarchia e non lo mette mai in discussione.
Question 8 of 17
8. Question
come ti permetti, insolente
Marcello, in confessione, dice al prete qualcosa che non gli piace.
«Come ti permetti, insolente? Ricordati che io sono il prete e tu sei un peccatore.»
Che esprime la formula «come ti permetti»?
Correct
Come ti permetti è una formula di sdegno indignato, usata quando qualcuno oltrepassa i limiti del rispetto. La struttura interrogativa non chiede una risposta: è una condanna travestita da domanda.
Il prete la dice a Marcello dopo che lui ha paragonato il peso morale di un peccato sessuale a quello di un omicidio. Il paradosso è evidente: il vero peccatore è l’unico che ragiona con lucidità.
Incorrect
Come ti permetti è una formula di sdegno indignato, usata quando qualcuno oltrepassa i limiti del rispetto. La struttura interrogativa non chiede una risposta: è una condanna travestita da domanda.
Il prete la dice a Marcello dopo che lui ha paragonato il peso morale di un peccato sessuale a quello di un omicidio. Il paradosso è evidente: il vero peccatore è l’unico che ragiona con lucidità.
Question 9 of 17
9. Question
dare la caccia
Il prete chiede a Marcello se appartiene a qualche setta. Marcello risponde spiegando il suo lavoro per il regime.
«Faccio parte dell’organismo che dà la caccia ai sovversivi.»
Che significa «dare la caccia» a qualcuno?
Correct
Dare la caccia a qualcuno significa inseguirlo con l’intenzione di fermarlo o catturarlo. Ha sempre una sfumatura di inseguimento sistematico, non di semplice ricerca.
Marcello lo dice al prete in confessione spiegando il suo lavoro. I sovversivi nel linguaggio fascista erano chiunque si opponesse al regime. Marcello li caccia per professione, non per convinzione.
Incorrect
Dare la caccia a qualcuno significa inseguirlo con l’intenzione di fermarlo o catturarlo. Ha sempre una sfumatura di inseguimento sistematico, non di semplice ricerca.
Marcello lo dice al prete in confessione spiegando il suo lavoro. I sovversivi nel linguaggio fascista erano chiunque si opponesse al regime. Marcello li caccia per professione, non per convinzione.
Question 10 of 17
10. Question
non da gobbo
Marcello telefona per la prima volta al professor Quadri a Parigi. Dopo aver riattaccato, commenta la voce del professore con Giulia.
«Ha una bella voce, non da gobbo.»
Che significa «non da gobbo» in questa frase?
Correct
Gobbo indica letteralmente chi ha la gobba. In senso colloquiale si usa per indicare qualcuno di brutto o fisicamente sgraziato. Nell’immaginario popolare italiano il gobbo era anche figura scaramantica, associata alla sfortuna e alla bruttezza.
Marcello si sorprende che Quadri abbia una bella voce al telefono. La battuta rivela il suo pregiudizio: si aspettava qualcosa di meno gradevole dall’intellettuale antifascista.
Incorrect
Gobbo indica letteralmente chi ha la gobba. In senso colloquiale si usa per indicare qualcuno di brutto o fisicamente sgraziato. Nell’immaginario popolare italiano il gobbo era anche figura scaramantica, associata alla sfortuna e alla bruttezza.
Marcello si sorprende che Quadri abbia una bella voce al telefono. La battuta rivela il suo pregiudizio: si aspettava qualcosa di meno gradevole dall’intellettuale antifascista.
Question 11 of 17
11. Question
ci sto sempre
Anna propone di andare a ballare a Joinville dopo la cena con i Quadri. Giulia risponde entusiasta.
«Io per ballare ci sto sempre.»
Che significa «starci» in questo contesto?
Correct
Starci per qualcosa significa accettare, essere pronti e disponibili senza riserve. Si usa anche nelle trattative: ci stai a 200 euro? significa accetti 200 euro?
Giulia lo dice ad Anna che propone di ballare a Joinville. Il rafforzativo sempre sottolinea il suo entusiasmo: non solo accetta, ma sarebbe sempre pronta. È una delle poche battute in cui la sua leggerezza appare genuina.
Incorrect
Starci per qualcosa significa accettare, essere pronti e disponibili senza riserve. Si usa anche nelle trattative: ci stai a 200 euro? significa accetti 200 euro?
Giulia lo dice ad Anna che propone di ballare a Joinville. Il rafforzativo sempre sottolinea il suo entusiasmo: non solo accetta, ma sarebbe sempre pronta. È una delle poche battute in cui la sua leggerezza appare genuina.
Question 12 of 17
12. Question
piantare tutto
Anna è sola con Marcello. Gli propone di fuggire con lei in Brasile.
«Pianto tutto se tu vieni con me.»
Che significa «piantare tutto»?
Correct
Piantare tutto significa abbandonare ogni impegno e responsabilità di colpo, senza negoziare e senza aspettare. Espressioni simili: piantare in asso, piantarla.
Anna lo dice con semplicità, come se fosse ovvio. Per lei fuggire in Brasile è un’opzione concreta. Per Marcello invece è impossibile: ha costruito la sua vita attorno a quella scelta e non può tornare indietro.
Incorrect
Piantare tutto significa abbandonare ogni impegno e responsabilità di colpo, senza negoziare e senza aspettare. Espressioni simili: piantare in asso, piantarla.
Anna lo dice con semplicità, come se fosse ovvio. Per lei fuggire in Brasile è un’opzione concreta. Per Marcello invece è impossibile: ha costruito la sua vita attorno a quella scelta e non può tornare indietro.
Question 13 of 17
13. Question
vigliacco
Marcello vorrebbe tornare a Roma dopo la rivelazione di Anna. Anna lo sfida apertamente.
«Non lo faresti mai. Sei troppo vigliacco.»
Che significa «vigliacco»?
Correct
Vigliacco indica chi non ha il coraggio di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. È più forte di codardo: il vigliacco sa cosa dovrebbe fare e sceglie di non farlo. La vigliaccheria è una scelta, non una debolezza.
Anna lo lancia a Marcello come sfida diretta. Marcello non risponde.
Incorrect
Vigliacco indica chi non ha il coraggio di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. È più forte di codardo: il vigliacco sa cosa dovrebbe fare e sceglie di non farlo. La vigliaccheria è una scelta, non una debolezza.
Anna lo lancia a Marcello come sfida diretta. Marcello non risponde.
Question 14 of 17
14. Question
pedinare
Manganiello esorta Marcello ad agire. La missione si prolunga e Marcello sembra più interessato ad Anna che al professore.
«È lui che dovete pedinare, non la moglie.»
Che significa «pedinare» qualcuno?
Correct
Pedinare qualcuno significa seguirlo passo per passo senza farsi vedere, per raccogliere informazioni o tenerlo sotto controllo. Chi pedina si chiama pedinatore.
Manganiello lo dice con esasperazione: Marcello dovrebbe sorvegliare il professore, ma sembra più interessato ad Anna. Manganiello vede chiaramente quello che Marcello non vuole ammettere.
Incorrect
Pedinare qualcuno significa seguirlo passo per passo senza farsi vedere, per raccogliere informazioni o tenerlo sotto controllo. Chi pedina si chiama pedinatore.
Manganiello lo dice con esasperazione: Marcello dovrebbe sorvegliare il professore, ma sembra più interessato ad Anna. Manganiello vede chiaramente quello che Marcello non vuole ammettere.
Question 15 of 17
15. Question
mollare
Marcello vuole rinunciare alla pistola e forse alla missione. Manganiello lo rimprovera con una metafora militare.
«Questa è una guerra e chi molla è un disertore.»
Che significa «mollare» in questo contesto?
Correct
Mollare significa lasciare andare, rinunciare, abbandonare un impegno o una persona. Ha sempre una sfumatura di resa, spesso con un giudizio implicito su chi lo fa.
Manganiello usa la metafora del disertore per convincere Marcello a non mollare la missione. Lo sta spingendo a portare a termine un assassinio in nome del coraggio.
Incorrect
Mollare significa lasciare andare, rinunciare, abbandonare un impegno o una persona. Ha sempre una sfumatura di resa, spesso con un giudizio implicito su chi lo fa.
Manganiello usa la metafora del disertore per convincere Marcello a non mollare la missione. Lo sta spingendo a portare a termine un assassinio in nome del coraggio.
Question 16 of 17
16. Question
darsi una pacca sulla spalla
Manganiello racconta come si è convinto a non mollare dopo un momento di dubbio.
«Mi sono dato una pacca sulla spalla, ho acceso un toscano e mi sono detto: su, coraggio, camerata Manganiello.»
Che significa «darsi una pacca sulla spalla»?
Correct
Una pacca sulla spalla è un gesto amichevole di incoraggiamento. Darsela da soli significa motivarsi senza aspettare che lo facciano gli altri. Si usa sia in senso serio che ironico.
Manganiello racconta come si è convinto a non mollare: pacca sulla spalla, sigaro acceso, e via. Un sicario che si auto-incita come se stesse agendo per principio, la comicità è involontaria.
Incorrect
Una pacca sulla spalla è un gesto amichevole di incoraggiamento. Darsela da soli significa motivarsi senza aspettare che lo facciano gli altri. Si usa sia in senso serio che ironico.
Manganiello racconta come si è convinto a non mollare: pacca sulla spalla, sigaro acceso, e via. Un sicario che si auto-incita come se stesse agendo per principio, la comicità è involontaria.
Question 17 of 17
17. Question
mettere soggezione
A cena, Giulia è un po’ ubriaca. Parlando con il professor Quadri, confessa la sua impressione.
«Eppure le giuro che lei mi mette soggezione.»
Che significa «mettere soggezione»?
Correct
La soggezione è un rispetto misto a timore reverenziale che si prova davanti a qualcuno di autorevole. Chi mette soggezione non spaventa: impone un rispetto involontario che rende difficile comportarsi naturalmente.
Giulia lo dice ubriaca, al professore stesso, con franchezza disarmante. È uno dei momenti in cui la sua ingenuità rivela una sincerità che Marcello, sempre in maschera, non riesce ad avere.
Incorrect
La soggezione è un rispetto misto a timore reverenziale che si prova davanti a qualcuno di autorevole. Chi mette soggezione non spaventa: impone un rispetto involontario che rende difficile comportarsi naturalmente.
Giulia lo dice ubriaca, al professore stesso, con franchezza disarmante. È uno dei momenti in cui la sua ingenuità rivela una sincerità che Marcello, sempre in maschera, non riesce ad avere.
📝 Compito – Il conformismo
Marcello Clerici non crede nel fascismo. Non è un fanatico, non è un idealista. Aderisce al regime per un motivo molto più semplice: vuole essere come gli altri. Il conformismo, per Marcello, è una medicina contro la paura di essere diverso.
“Clerici, mi ero convinto che lei fosse il tipo dell’italiano nuovo.” “E’ un tipo che non esiste ancora, ma lo stiamo creando.”
In questa battuta tra Quadri e Marcello c’è tutto il film. L'”italiano nuovo” del fascismo non è una persona con idee proprie: è una persona che ha rinunciato ad averle. Marcello parla al plurale, “lo stiamo creando”, perché si è già dissolto nella massa. Non è più un individuo.
Marcello ha costruito tutta la sua vita sopra un errore: credeva di aver ucciso qualcuno, e invece no. Se l’avesse saputo prima, sarebbe stato diverso? Oppure avrebbe trovato un’altra scusa per conformarsi?
Il conformismo è una caratteristica solo del fascismo, o esiste anche oggi? In quali situazioni le persone rinunciano a pensare con la propria testa per sentirsi parte del gruppo?