1 – Il conformista (1970)



🎬 Il conformista
Regia di Bernardo Bertolucci (1970)
Musiche di Georges Delerue


👤 Personaggi principali

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  • Marcello ClericiJean-Louis Trintignant: Un giovane professore di filosofia nella Roma del 1938. Elegante, controllato, capace di tenere una conversazione su qualunque argomento senza mai rivelare cosa pensa davvero. Vive tormentato da un episodio dell’infanzia che ha deciso di seppellire sotto una vita il più possibile ordinaria: un matrimonio, un lavoro, un partito politico, un appartamento borghese. Trintignant, che imparò le battute in italiano a orecchio, costruisce un personaggio impossibile da leggere. Non sai mai cosa prova. Non sai nemmeno se prova qualcosa.
  • GiuliaStefania Sandrelli: La fidanzata e poi moglie di Marcello. Giovane, allegra, chiacchierona, di media borghesia. Non nasconde niente perché non ha niente da nascondere: parla di soldi, di vestiti, di sesso con una spontaneità che a Marcello fa quasi invidia. Non sa niente della vera natura di suo marito, né della missione che lui porta avanti durante il loro viaggio di nozze. Sandrelli aveva vent’anni durante le riprese e dà a Giulia una vitalità che contrasta con il gelo di Marcello.
  • Anna QuadriDominique Sanda: La moglie del professore. Bella, sfuggente, difficile da classificare. Si avvicina a Giulia con un interesse che va oltre l’amicizia, e tiene Marcello a distanza con un sorriso che non vuol dire niente di buono. Sa, o sente, che quell’uomo non è lì per caso. Bertolucci la scelse dopo averla vista in un film di Bresson. Sanda dà ad Anna una presenza che non si spiega: è la persona più viva del film, e forse la più in pericolo.
  • Professor Luca QuadriEnzo Tarascio: Il vecchio professore di filosofia di Marcello all’università, ora esule antifascista a Parigi. Un uomo che si fida delle persone anche quando non dovrebbe. Nello studio a Parigi cita a Marcello il mito della caverna di Platone: gli uomini in catene vedono solo le ombre proiettate sul muro e credono che siano la realtà. È un insegnamento che aveva dato a Marcello anni prima, e che Marcello continua a non voler capire.
  • ManganielloGastone Moschin: L’agente dell’OVRA assegnato a Marcello per la missione a Parigi. Un uomo pratico, bonario, che non si fa domande. Segue gli ordini, aspetta i momenti giusti, non giudica nessuno. Alla fine, però, il suo disprezzo per Marcello emerge in una sola battuta, pronunciata dopo l’omicidio nel bosco: “Fatemi lavorare nella merda, ma non con un vigliacco”.
  • Fotografia di Vittorio Storaro. Colonna sonora di Georges Delerue.

Trama

Roma, ottobre 1938. Marcello Clerici è seduto nel sedile posteriore di un’auto che lo sta portando verso un albergo di Parigi. È mattina presto. Accanto a lui c’è Manganiello, agente dell’OVRA, la polizia segreta fascista. Stanno aspettando qualcuno. Il film comincia così: con un uomo che aspetta, in silenzio, di fare qualcosa che non ha ancora il coraggio di nominare.

Quello che Marcello sta aspettando di fare è consegnare alla morte il suo vecchio professore di filosofia, Luca Quadri, che vive esule a Parigi con la moglie Anna. Il regime glielo ha chiesto. Lui ha detto di sì. E da quella mattina in poi il film ci racconta, attraverso una serie di ricordi, come Marcello sia arrivato fin lì.

La storia comincia con un trauma. Marcello ha tredici anni. Un giorno viene salvato dai bulli della scuola da un autista, Lino Seminara, che lo porta via con sé. Nell’appartamento, Lino gli mostra una pistola e poi cerca di abusare di lui. Marcello afferra la pistola e spara. Poi scappa dalla finestra, convinto di aver ucciso Lino. Da quel momento in poi la sua vita ha un unico obiettivo: diventare normale. Sparire nella massa. Non essere mai più la persona che si trovava in quella stanza.

Il contesto familiare non aiuta. Il padre è un ex squadrista fascista, ora rinchiuso in un manicomio dove crede di essere uno dei più stretti collaboratori di Mussolini. La madre è dipendente dalla morfina e vive in uno stato di abbandono. La casa è sporca, caotica, piena di ombre. Marcello la guarda con disgusto: “Vi sembra una casa normale questa? Per della gente normale? Per un’infanzia normale? Questa decadenza mi dà la nausea.”

Per essere normale bisogna avere una moglie. Marcello sceglie Giulia, una ragazza allegra e chiacchierona della piccola borghesia romana. Non è una donna che Marcello ama nel senso comune della parola: è un elemento del suo progetto. Giulia è normale. Parla di vestiti e di soldi. Non si fa domande scomode. Sposarla è come comprare un biglietto per un paese in cui Marcello non è mai riuscito ad arrivare. Sul treno verso Parigi, durante il viaggio di nozze, Giulia gli confessa ridendo di non essere vergine, di essere stata violentata a quindici anni da un uomo di casa. Marcello l’ascolta senza scomporsi. Capisce di aver scelto bene: anche Giulia ha qualcosa da nascondere, anche lei vuole dimenticare.

Prima delle nozze, Marcello si era confessato in chiesa. Racconta al prete dell’omicidio di Lino, del sesso prima del matrimonio, della sua totale assenza di rimorso per qualunque cosa. Il prete è sconvolto. Poi scopre che Marcello lavora per la polizia segreta fascista e lo assolve immediatamente, senza nemmeno aspettare. Marcello osserva la scena con una specie di stupore: il mondo si adatta sempre a lui, anche quando non dovrebbe.

Si rivolge al fascismo. Si avvicina all’OVRA e propone se stesso come agente. È lui a cercare loro, non il contrario. Il regime gli assegna una missione: andare a Parigi durante il viaggio di nozze con Giulia, avvicinare il professor Quadri, e permettere ai sicari del partito di eliminarlo. Marcello accetta senza esitare. Il fascismo non è per lui una fede: è uno strumento. L’ordine, la gerarchia, l’appartenenza a qualcosa di più grande, sono le cose che cerca da quando aveva tredici anni e sparò in quella stanza.

A Parigi, Marcello e Giulia vanno a trovare Quadri nel suo studio. Il professore sa benissimo che il suo ex studente è una spia del regime: lo accoglie lo stesso, cercando anzi di convincerlo a cambiare parte. Gli cita il mito della caverna di Platone: gli uomini in catene vedono solo le ombre proiettate dalla luce del fuoco sul fondo della caverna, e credono che quelle ombre siano la realtà. “È quello che succede in Italia adesso”, dice. Marcello ascolta. Sa che il professore ha ragione. Questo non cambia niente.

Anna, la moglie di Quadri, è una presenza difficile da ignorare. Si avvicina a Giulia con un interesse che va oltre la semplice cordialità. In un locale parigino le due donne ballano insieme, strette, mentre tutti le guardano. Anna è bisessuale, e quello che sente per Giulia non è finto. Con Marcello invece è fredda, quasi ostile: lo tiene a distanza, come se sapesse o sospettasse chi sia davvero. Marcello, per la prima volta nel film, sente qualcosa che non riesce a controllare. Le propone di scappare insieme in Sudamerica. Anna lo guarda e non risponde.

I Quadri sono pronti a partire in auto per la loro casa di campagna in Savoia. Marcello avverte segretamente Anna di non accompagnare il marito. Lei non lo ascolta. Marcello e Manganiello li seguono. Su una strada alpina deserta, i sicari del partito fermano l’auto. Quadri viene trascinato fuori e accoltellato più volte mentre Anna guarda inorridita. Marcello resta in macchina. Non scende. Non interviene.

Anna riesce a scappare e corre verso l’auto di Marcello. Bussa sul finestrino, lo chiama per nome, lo supplica di aiutarla. Lui la guarda attraverso il vetro. Non apre. I sicari la raggiungono e la uccidono sul ciglio della strada. Manganiello, dopo, guarda Marcello con disprezzo: “Fatemi lavorare nella merda, ma non con un vigliacco”.

La notte del 25 luglio 1943, il fascismo cade. Mussolini viene arrestato. Le strade di Roma si riempiono di gente che festeggia. Marcello esce con il suo amico Italo, un fascista cieco con cui ha condiviso gli anni del regime. In mezzo alla folla, sente due uomini che si parlano. Si volta. Riconosce uno di loro: è Lino, l’autista che credeva di aver ucciso trent’anni prima. L’uomo è vivo. Non è mai morto. Tutta la vita di Marcello, il matrimonio, il fascismo, l’omicidio del professore, è stata costruita sopra un errore.

Marcello perde il controllo. Urla in mezzo alla folla, indica Lino, lo accusa di essere un assassino e un fascista, gli attribuisce la morte dei Quadri. Lino scappa. Poi Marcello si volta e accusa anche Italo, il suo vecchio amico cieco, che la folla trascina via con sé. Poi si siede vicino a un fuoco sul ciglio della strada. Vicino al fuoco c’è un giovane nudo, uno dei ragazzi che Lino stava corteggiando. Marcello lo guarda. Il film finisce qui: un uomo che guarda finalmente, dopo una vita intera, quello che aveva sempre avuto paura di guardare.


Il conformista è tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, pubblicato nel 1951. Bertolucci adattò il testo liberamente, eliminando alcune spiegazioni e lavorando sull’ambiguità dei personaggi. Il fascismo, nel film, non è un’ideologia: è una risposta alla paura. Marcello non è un fanatico. È un uomo che ha paura di essere diverso dagli altri, e che ha trovato nel regime fascista il modo più semplice per sparire nella massa. Il problema è che per sparire ha accettato di fare cose che non riesce a dimenticare. Quando il regime cade, si scopre che non era rimasto niente. Non la fede, non l’amore, non nemmeno la colpa che aveva portato come una croce per trent’anni. Solo un errore.


🏆 Riconoscimenti e Critica

Il conformista ha vinto il David di Donatello come Miglior Film nel 1971. È stato presentato in concorso al Festival di Berlino del 1970, dove ha ricevuto il Premio Interfilm e il Premio Speciale dei Giornalisti. Ha ottenuto una candidatura all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura non originale e una al Golden Globe come Miglior Film Straniero. La National Society of Film Critics americana ha premiato Bertolucci come Miglior Regista e Vittorio Storaro per la Miglior Fotografia. Il film è incluso nella lista dei “100 film italiani da salvare”.


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📝 Compito – Il conformismo

Marcello Clerici non crede nel fascismo. Non è un fanatico, non è un idealista. Aderisce al regime per un motivo molto più semplice: vuole essere come gli altri. Il conformismo, per Marcello, è una medicina contro la paura di essere diverso.

“Clerici, mi ero convinto che lei fosse il tipo dell’italiano nuovo.” “E’ un tipo che non esiste ancora, ma lo stiamo creando.”

In questa battuta tra Quadri e Marcello c’è tutto il film. L'”italiano nuovo” del fascismo non è una persona con idee proprie: è una persona che ha rinunciato ad averle. Marcello parla al plurale, “lo stiamo creando”, perché si è già dissolto nella massa. Non è più un individuo.

Marcello ha costruito tutta la sua vita sopra un errore: credeva di aver ucciso qualcuno, e invece no. Se l’avesse saputo prima, sarebbe stato diverso? Oppure avrebbe trovato un’altra scusa per conformarsi?

Il conformismo è una caratteristica solo del fascismo, o esiste anche oggi? In quali situazioni le persone rinunciano a pensare con la propria testa per sentirsi parte del gruppo?

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