Il “tema” e il “rema”: la posizione del soggetto nelle frasi italiane

tema e rema

La struttura tematica dell’italiano: come si organizzano le frasi

Italian information structure: how information is organized in sentences

Perché in italiano spesso sentiamo dire “È arrivato il dottore” invece di “Il dottore è arrivato” ? Entrambe le frasi sono corrette, ma non significano esattamente la stessa cosa. La prima annuncia la novità dell’arrivo, la seconda aggiorna su ciò che ha fatto il dottore.

Why in Italian do we often hear “È arrivato il dottore” instead of “Il dottore è arrivato”? Both sentences are correct, but they don’t mean exactly the same thing. The first announces the news of the arrival, the second updates on what the doctor did.

Questa differenza non è una sottigliezza grammaticale, ma il cuore del funzionamento dell’italiano: ogni frase non serve solo a comunicare un fatto, ma anche a stabilire quale parte delle informazioni è già nota e quale è nuova, importante o sorprendente.

This difference isn’t a grammatical detail, but the heart of how Italian works: a sentence serves not only to communicate a fact, but also to establish which part of the information is already known and which is new, important or surprising.

In questo articolo scopriremo come funziona questo meccanismo: cosa sono tema e rema, perché a volte il soggetto viene dopo il verbo, e come il contesto può cambiare l’ordine delle parole in modo naturale.

In this article we’ll discover how this mechanism works: what tema and rema are, why sometimes the subject comes after the verb, and how context can change word order naturally.


Il dinamismo comunicativo: tema e rema

Communicative dynamism: tema and rema

Ogni frase italiana si divide in due parti funzionali: il tema (ciò di cui si parla) e il rema (ciò che si dice del tema). Il rema, dal greco rhêma “parola, verbo”, contiene le informazioni più dinamiche, cioè più pertinenti per l’obiettivo comunicativo. Il tema invece fornisce informazioni meno dinamiche che servono ad ancorare il rema a una situazione o a un referente specifico.

Every Italian sentence is divided into two functional parts: the tema (what we’re talking about) and the rema (what we say about the tema). The tema, from Greek rhêma “word, verb”, contains the most dynamic information, that is, most relevant to the communicative goal. The tema instead provides less dynamic information that serves to anchor the rema to a specific situation or referent.

Consideriamo questi esempi:

  • Non so se riesco a chiamarti subito: il mio cellulare non funziona più.
    I don’t know if I can call you right away: my cell phone doesn’t work anymore.
  • Oggi me ne capitano di tutti i colori: non mi funziona più neanche il cellulare.
    Today everything’s going wrong for me: even my cell phone doesn’t work anymore.

Nel primo caso, “il mio cellulare” è tema e “non funziona più” è rema. Nel secondo, “non mi funziona più” è tema e “neanche il cellulare” diventa rema perché rappresenta le informazioni nuove relative al tema.

In the first case, “il mio cellulare” is tema and “non funziona più” is rema. In the second, “non mi funziona più” is tema and “neanche il cellulare” becomes rema because it represents new information relative to the “tema”.


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L’ordine canonico: soggetto-verbo-oggetto-complemento

Canonical order: subject-verb-object-complement

Quando il soggetto grammaticale coincide con il tema e le informazioni conosciute, l’italiano segue l’ordine SVOC. Questo accade perché il tema deve precedere il rema per ragioni di chiarezza comunicativa.

When the grammatical subject coincides with the tema and given information, Italian follows SVOC order. This happens because the tema must precede the rema for reasons of communicative clarity.

  • Il tecnico (soggetto) riparerà (verbo) il computer (oggetto) entro stasera (complemento di tempo)

    S-V-O-C

L’oggetto può esserci o non esserci, il soggetto è invece sempre presente a meno che non ci sia una frase impersonale, ma è una eccezione. Il complemento (dove, come, quando, perché, con chi, di chi… etc) è sempre un’informazione aggiuntiva.

The object may or may not be present, while the subject is always present unless there is an impersonal sentence, but that’s an exception. The complement (where, how, when, why, whom, whose … etc.) is always additional information.

  • Gli studenti consegnano sempre i compiti in tempo.
    Students always submit their assignments on time.
  • La segretaria ha organizzato la riunione per domani.
    The secretary organized the meeting for tomorrow.
  • Il temporale ha allagato completamente la strada.
    The storm completely flooded the street.

Verbi con inversione del soggetto

Verbs with subject inversion

Esiste una classe di verbi dove il soggetto non coincide normalmente con il tema. Sono verbi che esprimono “apparizione sulla scena”: arrivare, apparire, succedere, mancare, bastare. Il soggetto fornisce le informazioni nuove e segue il verbo:

There exists a class of verbs where the subject doesn’t normally coincide with the tema. These are verbs that express “appearance on the scene”: “arrivare”, “apparire”, “succedere”, “mancare”, “bastare”. The subject provides new information and follows the verb:

  • È arrivato un corriere espresso.
    An express courier arrived.
  • Sono apparsi strani simboli sullo schermo.
    Strange symbols appeared on the screen.
  • È successo qualcosa di grave in ufficio.
    Something serious happened at the office.
  • Mancano ancora tre giorni alle vacanze.
    There are still three days left until vacation.
  • Basteranno due ore per finire tutto.
    Two hours will be enough to finish everything.

    V-S-O-C

Verbi con costruzione particolare

Verbs with particular construction

Verbi come mancare, servire, piacere, dispiacere hanno una struttura speciale dove la persona che sperimenta l’azione appare in posizione tematica, mentre il soggetto grammaticale fornisce le informazioni rematiche:

Verbs like “mancare”, “servire”, “piacere”, “dispiacere” have a special structure where the person experiencing the action appears in thematic position, while the grammatical subject provides rhematic information:

  • A Giulia serve aiuto con i bagagli.
    Giulia needs help with the luggage.
  • A tutti piacciono i film d’avventura.
    Everyone likes adventure films.
  • Al bambino mancano i nonni.
    The child misses his grandparents.
  • A noi dispiace non poter partecipare.
    We’re sorry we can’t participate.

Il ruolo del contesto nella struttura del tema

The role of context in information structure

La posizione del soggetto dipende dal contesto comunicativo. Anche verbi che normalmente invertono possono seguire l’ordine canonico quando il soggetto rappresenta informazioni già conosciute nel discorso:

Subject position depends on communicative context. Even verbs that normally invert can follow canonical order when the subject represents information already given in the discourse:

  • Che fine ha fatto l’idraulico?
    What happened to the plumber?
  • L’idraulico è arrivato un’ora fa, ma è già ripartito.
    The plumber arrived an hour ago, but has already left.

Qui “l’idraulico” costituisce il tema della conversazione, quindi precede il verbo nonostante si tratti di un verbo di destinazione (arrivare).

Here “l’idraulico” constitutes the conversation tema, so it precedes the verb despite being an arrival verb.


Frasi senza struttura tema-rema

Sentences without temarema structure

Esistono proposizioni prive di struttura tema-rema. Sono frasi che introducono eventi, stati o situazioni senza riferirsi a un tema specifico, ma presentando direttamente una realtà al lettore o ascoltatore. Spesso sono impersonali, cioè il soggetto non è chiaramente visibile o è assente.

There are propositions without temarema structure. These are sentences that introduce events, states or situations without referring to a specific tema, but directly presenting a reality to the reader or listener. They’re usually impersonal, as the subject isn’t clear or visible in the sentence.

Frasi con espressioni di esistenza

  • Piove.
    It’s raining.
  • C’è traffico in centro.
    There’s traffic downtown.
  • Esistono delle soluzioni alternative.
    Alternative solutions exist.
  • Ci sono problemi con il sistema.
    There are problems with the system.

Frasi impersonali

Impersonal sentences:

  • Si mangia sempre peggio al giorno d’oggi.
    People eat worse and worse nowadays.
  • Si lavora troppo in questo ufficio.
    People work too much in this office.
  • Si dice che cambierà tutto.
    They say everything will change.

Conclusioni sulla struttura logica delle frasi in italiano

Imparare l’italiano non significa solo conoscere le regole grammaticali, ma anche capire come dare forma alle informazioni dentro una frase.

Learning Italian doesn’t just mean knowing grammatical rules, but also understanding how to shape information within a sentence.

Quando diciamo “È arrivato il dottore”, non stiamo solo raccontando un fatto: stiamo guidando l’ascoltatore a concentrarsi sulla novità dell’arrivo. Se invece diciamo “Il dottore è arrivato”, l’attenzione va sul dottore stesso, già presente nella conversazione.

When we say “È arrivato il dottore”, we’re not just stating a fact: we’re guiding the listener to focus on the news of the arrival. If instead we say “Il dottore è arrivato”, the attention goes to the doctor himself, already present in the conversation.

Questi cambiamenti di prospettiva sono la chiave che rende l’italiano una lingua così ricca e sfumata. Con un po’ di pratica, inizierai a sentire naturalmente quale ordine delle parole “suona giusto” nel contesto.

These changes of perspective are the key that makes Italian such a rich and nuanced language. With a little practice, you’ll naturally start to feel which word order sounds right in context.

La regola da ricordare è semplice: le parole non sono messe a caso: seguono il flusso delle informazioni, dall’elemento già noto a quello nuovo.

The rule to remember is simple: words are not placed randomly: they follow the flow of information, from the already known element to the new one.

Più osservi i madrelingua, più ti accorgerai che dietro ogni frase c’è una piccola regia: un modo di organizzare il discorso per coinvolgere chi ascolta. Ed è proprio qui che l’italiano mostra tutta la sua eleganza comunicativa.

The more you observe native speakers, the more you’ll notice that behind every sentence there’s a bit of stage direction at work: a way of organizing discourse to engage the listener. And it’s precisely here that Italian shows all its communicative elegance.

Le frasi causative – Guida completa e quiz


Cosa sono le frasi causative

Le frasi causative sono fra le più tipiche della lingua italiana. Partiamo con un esempio semplice per capirne la struttura:

  • Guido la macchina.

In questa frase abbiamo un soggetto (io), un verbo (guidare) e un oggetto (la macchina).

Indipendentemente dal tipo di verbo e tempo, capiamo benissimo “chi” fa “cosa”.

Immaginiamo altri tipi di frase, aggiungendo degli elementi esterni a quella precedente.

Aggiungiamo il verbo fare e trasformiamo io guido nell’infinito —> guidare.

  • Faccio guidare Luigi.
  • Faccio guidare la macchina.
  • Faccio guidare la macchina a (da) Luigi.

Continua…

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Saggezza popolare nei modi di dire italiani: fortuna, destino, coraggio e perseveranza

Cosa impareremo oggi

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I modi di dire italiani racchiudono una tradizionale saggezza popolare, che spazia tra concetti di fortuna, destino, coraggio e perseveranza. Espressioni all’estremo tra loro come, per esempio, “la fortuna aiuta gli audaci” e “campa cavallo che l’erba cresce” ci insegnano che spesso la vita è un equilibrio tra il nostro coraggio e l’attesa inutile della giusta opportunità. In questa lezione impareremo come alcuni detti popolari riflettano il nostro modo di affrontare le sfide della vita quotidiana, bilanciando la sorte e la determinazione. Alcuni dei modi di dire che seguono, hanno un perfetto equivalente in inglese, altri no. Risolvi il quiz in fondo alla pagina e metti alla prova il tuo italiano!

Italian idiomatic expressions contain traditional popular wisdom, spanning concepts of luck, fate, courage, and perseverance. Extreme expressions, such as “fortune favours the bold” and “wait patiently for things to happen,” teach us that life is often a balance between our courage and waiting, sometimes in vain, for the right opportunity. In this lesson, we will learn how some of these Italian sayings reflect our way of facing daily life’s challenges, balancing fate and determination. Some of the following sayings have a perfect equivalent in English, while others do not. Solve the quiz at the bottom of the page and test your Italian skills!


Fortuna

La fortuna ha un ruolo fondamentale nei modi di dire italiani, come forza imprevedibile che può portare successi o fallimenti. Spesso associata all’idea di eventi che accadono senza un controllo diretto, la fortuna è vista come qualcosa che può essere in parte influenzata da chi ha il coraggio di agire. I modi di dire legati alla fortuna oscillano tra il prendere rischi e l’importanza della pazienza nell’attesa di opportunità favorevoli.

Luck plays a fundamental role in Italian idiomatic expressions, as an unpredictable force that can bring success or failure. Often associated with events beyond direct control, fortune is seen as something that can be partially influenced by those bold enough to act. Idioms related to fortune range from taking risks to the importance of patience in waiting for favorable opportunities

Ecco cinque modi di dire legati alla fortuna:

  • “Audaces fortuna iuvat” – “La fortuna aiuta gli audaci”. Questo modo di dire latino e italiano ci dice che chi prende rischi e si espone coraggiosamente viene spesso premiato dalla fortuna. L’espressione suggerisce che chi non teme di agire e affrontare le sfide può ottenere vantaggi e successi imprevisti.

    “Fortune helps the bold”. This Latin and Italian saying tells us that those who take risks and expose themselves courageously are often rewarded by fortune. The expression suggests that those who dare to act and face challenges can achieve unexpected advantages and success.
  • “Essere baciato dalla fortuna” – Essere estremamente fortunato. Questo modo di dire si usa per descrivere chi ha ottenuto successi o vantaggi inaspettati e fortunosi, quasi come se la fortuna avesse scelto quella persona in particolare.

    “To be kissed by fortune”. This saying is used to describe someone who has had unexpected successes or advantages, as if fortune had specially favored that person.
  • “Cadere in piedi” – Uscire indenni o con inaspettata fortuna da una situazione difficile o precaria. Questo modo di dire allude alla capacità dei gatti di atterrare sempre sulle quattro zampe, anche dopo una caduta. È spesso usato per descrivere chi, grazie alla fortuna, riesce a superare ostacoli senza subire conseguenze negative.

    “To fall and land on one’s feet”. This saying refers to coming out of a difficult situation unscathed or with unexpected fortune. It alludes to the ability of cats to always land on their feet after a fall. It is often used to describe someone who, thanks to luck, manages to overcome obstacles without negative consequences.
  • “Nato con la camicia” – Questo modo di dire si riferisce a una persona che sembra essere particolarmente fortunata fin dalla nascita, spesso senza aver fatto nulla per meritarselo. La fortuna sembra accompagnarla naturalmente, sia per circostanze fortunate di nascita che per puro caso.

    Born with a shirt” – This saying refers to someone who seems to be particularly lucky from birth, often without having done anything to deserve it. Luck seems to naturally follow them, whether due to fortunate circumstances of birth or sheer coincidence.
  • “Avere una fortuna sfacciata” – Avere una fortuna straordinaria e inaspettata. Si usa per descrivere qualcuno che ottiene successi o risultati eccezionali in modo fortuito, con una fortuna quasi esagerata.

    “To have shameless luck”. This expression is used to describe someone who achieves extraordinary success or results unexpectedly, with almost excessive luck.

Destino

Il destino, inteso come un disegno già scritto a cui non possiamo sfuggire, è un tema ricorrente in molti modi di dire italiani. Uno dei più evocativi è “essere sotto una spada di Damocle”, che descrive la condizione di chi vive sotto una minaccia costante, simbolo di un pericolo imminente e inevitabile.

The concept of destiny, understood as a prewritten design from which we cannot escape, is a recurring theme in many Italian idiomatic expressions. One of the most evocative is “to be under the sword of Damocles,” which describes the condition of someone living under constant threat, symbolizing an imminent and unavoidable danger.

Ecco cinque modi di dire legati al destino:

  • “Essere sotto una spada di Damocle” – Vivere sotto una minaccia costante, con un pericolo imminente che incombe. La frase allude alla leggenda di Damocle, un cortigiano che, pur godendo di grandi ricchezze e potere, si rese conto della precarietà della vita quando una spada fu appesa sopra di lui con un solo crine di cavallo.

    To be under the sword of Damocles. This expression refers to living under a constant threat, with imminent danger looming overhead, like Damocles who realized life’s fragility when a sword hung over him by a single thread.
  • “Andare a patrasso” – Morire o fallire, alludendo al termine del cammino della vita o di un’impresa. L’espressione scherzosa proviene da un errore linguistico che ha trasformato l’espressione latina “ire ad patres” (andare agli antenati, morire) in “andare a Patrasso”, una città della Grecia.

    To go to Patras. This means to die or fail, referring humorously to the end of life’s journey or an endeavor, originating from a linguistic mistake transforming the Latin “ire ad patres” (to go to the ancestors) into “to go to Patras”, a Greek city.
  • “Tirare i fili del destino” – Essere colui che controlla o manipola gli eventi e le vite degli altri, come un burattinaio che tira i fili. Si riferisce al concetto di avere potere o controllo sugli sviluppi della vita.

    To pull the strings of fate. This means to be the one controlling or manipulating events and others’ lives, like a puppet master pulling the strings, referring to having power or control over life’s developments.
  • “Deus ex machina” – Un intervento esterno, spesso improvviso e inaspettato, che risolve una situazione apparentemente irrisolvibile. Il termine deriva dal teatro greco, dove un dio veniva “calato” sul palco tramite una macchina per risolvere situazioni impossibili.

    Deus ex machina. This phrase refers to an external intervention, often sudden and unexpected, that resolves an apparently hopeless situation. The term originates from Greek theater, where a god would be “lowered” onto the stage by a machine to resolve impossible situations.
  • “Il dado è tratto” – Indica che una decisione importante è stata presa e non si può più tornare indietro. La frase fa riferimento a Giulio Cesare, che attraversando il Rubicone con il suo esercito, diede inizio a eventi inevitabili.

    The die is cast. This expression refers to an important decision that has been made, and there is no turning back. It originates from Julius Caesar crossing the Rubicon, symbolizing the point of no return.

Coraggio

Il coraggio è spesso celebrato nei modi di dire italiani, dove viene visto come la capacità di affrontare le difficoltà senza tirarsi indietro. Espressioni come “avere fegato” sottolineano come il coraggio e la determinazione possano portare al successo, anche nelle situazioni più rischiose.

Courage is often celebrated in Italian idiomatic expressions, where it is seen as the ability to face challenges without backing down. Expressions like “avere fegato” highlight how courage and determination can lead to success, even in the most risky situations.

Ecco cinque modi di dire legati al coraggio:

  • “Avere fegato” – Il fegato, nell’antichità, era considerato la sede del coraggio e della forza. Questo modo di dire si usa per descrivere una persona che affronta situazioni difficili senza paura, dimostrando grande coraggio.

    “To have liver”, to have guts. In ancient times, the liver was considered the seat of courage and strength. This expression is used to describe someone who faces difficult situations fearlessly, showing great bravery.
  • “Tirare fuori le unghie” – Questo modo di dire suggerisce che una persona, di solito tranquilla o passiva, mostri improvvisamente forza e determinazione per difendere sé stessa o i propri interessi, proprio come un animale che usa le unghie per difendersi.

    “To pull out the nails”, to show one’s claws. This saying suggests that someone, usually calm or passive, suddenly shows strength and determination to defend themselves or their interests, like an animal using its claws for defense.
  • “Fare il passo più lungo della gamba” – Metaforicamente, questo modo di dire avverte di non prendere decisioni o rischi eccessivi rispetto alle proprie capacità. Suggerisce cautela nell’affrontare situazioni più grandi di quanto si possa gestire.

    “To take a step longer than the leg”, to bite off more than one can chew. Metaphorically, this saying warns against making decisions or taking risks that are too big for one’s abilities. It suggests caution when facing situations bigger than one can handle.
  • “Tirare dritto” – Questo modo di dire rappresenta la determinazione nel continuare su una strada senza deviare, nonostante le difficoltà o le critiche. È usato per indicare chi non si lascia scoraggiare e persevera.

    “To pull straight”, to keep going straight ahead. This expression represents determination in continuing on a path without swerving, despite challenges or criticism. It’s used to describe someone who remains undeterred and perseveres.
  • “Avere le spalle larghe” – Si riferisce alla capacità di sopportare grandi responsabilità o difficoltà senza crollare. Chi ha “spalle larghe” è visto come qualcuno che può gestire con forza compiti pesanti e situazioni difficili.

    “To have broad shoulders”. This refers to the ability to bear great responsibilities or difficulties without collapsing. Someone with “broad shoulders” is seen as someone who can handle heavy tasks and difficult situations with strength.

Perseveranza

La perseveranza è una qualità spesso esaltata nei modi di dire italiani, dove viene vista come la capacità di non arrendersi, anche di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili. Espressioni come “tenere duro” ci insegnano come la perseveranza e la determinazione possano portare a superare anche le prove più difficili.

Perseverance is a quality often celebrated in Italian idiomatic expressions, where it is seen as the ability to not give up, even in the face of seemingly insurmountable obstacles. Expressions like “tenere duro” (“to hold firm”) teach us how perseverance and determination can lead to overcoming even the toughest challenges.

Ecco cinque modi di dire legati alla perseveranza:

  • “Tenere duro” – Questo modo di dire rappresenta l’idea di resistere a una situazione difficile senza cedere, mantenendo la propria posizione con fermezza. Usato per descrivere una persona che affronta le avversità senza arrendersi.

    “To hold firm”. This expression represents the idea of resisting a difficult situation without giving in, holding one’s ground firmly. It is used to describe someone who faces adversity without giving up.
  • “Stringere i denti” – Simboleggia la forza di volontà di resistere al dolore o alla fatica in situazioni difficili. Viene spesso usato per incoraggiare qualcuno a perseverare, anche quando la situazione sembra insopportabile.

    “To clench one’s teeth”. This symbolizes the willpower to endure pain or fatigue in difficult situations. It is often used to encourage someone to persevere, even when the situation seems unbearable.
  • “Rimboccarsi le maniche” – Questo modo di dire invita ad agire con impegno e determinazione, preparandosi a lavorare duramente per superare una sfida o risolvere un problema.

    “To roll up your sleeves”. Same as in English. This saying invites one to act with commitment and determination, preparing to work hard to overcome a challenge or solve a problem.
  • “Chi la dura la vince” – Questo detto sottolinea come la perseveranza porti al successo, suggerendo che chi continua a lottare nonostante le difficoltà alla fine riuscirà a prevalere.

    “Whoever persists wins”. This saying highlights how perseverance leads to success, suggesting that those who keep fighting despite difficulties will eventually prevail.
  • “Fare buon viso a cattivo gioco” – Accettare una situazione difficile con calma e positività, senza lamentarsi. Questo detto invita a mantenere il controllo anche in situazioni sfavorevoli.

    “To make a good face to a bad game”. This expression means accepting a difficult situation with calm and positivity, without complaining. It encourages maintaining composure in adverse situations.

Spero che queste frasi vi siano utili per migliorare il vocabolario. Provate il quiz!

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Esercizio

Il passato prossimo – A Comprehensive Overview for Beginners

A Complete Guide to Using Passato Prossimo for Expressing Past Actions in Italian

Today, we will dive deep into the passato prossimo, a key Italian past tense that allows us to express completed actions with precision and nuance. We will explore its formation, usage, and intricacies, offering rich examples to clarify each point.

Oggi approfondiremo il passato prossimo, un tempo verbale fondamentale in italiano che ci permette di esprimere azioni concluse con precisione e sfumature di significato. Esploreremo la sua formazione, il suo uso e le sue particolarità, fornendo esempi chiari per ogni punto.

What is the Passato Prossimo?

The passato prossimo is an essential tense in Italian, used to describe actions or events that have already been completed in the past. While it shares some similarities with the English present perfect tense (e.g., “I have eaten”), it functions more like the simple past tense in many cases (e.g., “I ate”), as it often expresses a completed action in the past that is not necessarily linked to the present.

Il passato prossimo è un tempo verbale fondamentale in italiano, usato per descrivere azioni o eventi già conclusi nel passato. Sebbene presenti alcune somiglianze con il present perfect inglese (es. “I have eaten”), in molti casi funziona più come il simple past (es. “I ate”), poiché esprime spesso un’azione compiuta nel passato senza un collegamento diretto con il presente.

This tense is a compound tense, which means it consists of two parts: an auxiliary verb and a past participle. The auxiliary verb, either the present tense of essere (to be) or avere (to have), helps form the tense, while the past participle shows what action was completed in the past.

Questo tempo verbale è un tempo composto, il che significa che è formato da due parti: un verbo ausiliare e un participio passato. Il verbo ausiliare, ovvero il presente di essere o avere, aiuta a costruire il tempo, mentre il participio passato indica quale azione è stata compiuta nel passato.

(continues …)



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Pronomi Relativi – Quattro Chiacchiere

Questa lezione è parte del corso di conversazione su Zoom “Quattro Chiacchiere”. Abbiamo deciso di rendere questo particolare argomento grammaticale disponibile per tutti.

Il corso si articola in 4 lezioni al mese, una alla settimana:

  • Lettura
  • Vocabolario
  • Grammatica
  • Ascolto

La lezione di oggi è quella di Grammatica.

Per avere più informazioni riguardanti il corso, potete cliccare su questo link.


Che cosa sono i pronomi relativi

I pronomi relativi italiani sono che, cui e quale.

La funzione di un pronome relativo è doppia: sostituisce (pronome) e mette in relazione (relativo) due frasi che hanno un elemento in comune.

Per esempio:

  • Mi piace la maglietta + Hai comprato la maglietta =

    Mi piace la maglietta + che hai comprato.
    (frase reggente) + (frase subordinata relativa)

Il pronome relativo “che” sostituisce il nome “maglietta” e unisce due frasi che hanno una relazione logica con “maglietta”.

In questo senso, il pronome relativo ha la doppia funzione di pronome e congiunzione. Infatti, a volte è difficile distinguere le due funzioni, specialmente quando usiamo “che”.

Il pronome relativo è sempre parte della frase subordinata, quella debole, dipendente dalla frase reggente.

Il nome (la maglietta) deve sempre avere un articolo determinativo, in questo caso “la”, oppure indeterminativo , per esempio “una”. In genere, il nome (la maglietta) precede immediatamente il pronome relativo: la maglietta + che

A volte, la frase relativa interrompe e divide la frase reggente, dandoci un’informazione aggiuntiva:

  • Stefano, che abita nel nostro palazzo, è un buon amico.

Che

Il pronome relativo “che” viene usato molto spesso con altre funzioni ed è in assoluto una delle parole più diffuse della lingua italiana, tra le prime dieci. E’ un pronome invariabile e può essere utilizzato come soggetto, oppure oggetto diretto.

  • L’uomo che sta camminando è mio fratello.
  • La donna che hai conosciuto si chiama Laura.
  • I ragazzi che giocano in cortile fanno rumore.
  • Le donne che abbiamo salutato, sono mie colleghe.

Il pronome “che”:

  • non cambia mai e non importa che il nome sia maschile, femminile, singolare o plurale.
  • sostituisce un soggetto (l’uomo che sta camminando…).
  • oppure un oggetto diretto (la donna che // tu // hai conosciuto…).

Non ha bisogno di articoli, ad eccezione del seguente caso:

  • Oggi non piove, il che mi rende felice.

    il che… = e questo fatto…

Nell’ultimo caso, “il che” sostituisce ed enfatizza una frase intera (Oggi non piove) e dobbiamo aggiungere l’articolo “il + che”.

Si tratta comunque di una costruzione un po’ pesante ed è preferibile usare altre forme di sostituzione:

Oggi non piove, / e questo / e ciò / mi rende felice.


🧑🏻‍🏫

I vari usi di “che”


Come anticipato, grazie alla sua semplicità ed eleganza, la parola “che” ha un uso molto diffuso nella lingua italiana e rappresenta diverse funzioni logiche all’interno di una frase. In particolare, oltre ad essere un pronome relativo, possiamo usare “che” come:

  • Aggettivo interrogativo: Che cravatta indosserai per il matrimonio?
  • Pronome interrogativo: Che stai facendo?
  • Aggettivo esclamativo: Che macchina fantastica!
  • Pronome esclamativo: Che dici!
  • Congiunzione subordinante: Mi hanno detto che ti sposi.
  • Parte di congiunzioni complesse: poiché, benché, affinché, … eccetera.

E’ importante usare “che” in modo corretto, senza confonderlo con “cui” o “quale”.


Cui

Il pronome “cui” è invariabile, nel senso che non dipende dal genere del nome che sostituisce. Non è maschile o femminile, singolare o plurale. A differenza di “che”, “cui” ha generalmente bisogno di una preposizione perché è un complemento indiretto, non un semplice oggetto ma un luogo, un mezzo, un argomento, un materiale eccetera.

  • La casa in cui vivo è troppo piccola. (luogo)
  • Non capisco il motivo per cui ti arrabbi. (causa)
  • Ricordi la strada da cui siamo venuti? (luogo)
  • Non ho sentito le notizie di cui state parlando. (argomento)
  • Il parco davanti a cui abito è verdissimo. (luogo)

Ricapitolando, possiamo notare che “cui”:

  • non cambia mai e non importa che il nome sia maschile, femminile, singolare o plurale.
  • è sempre accompagnato da una preposizione propria o impropria (di, a, da, in, con, su, per, tra/fra // dentro, sotto, sopra, davanti, dietro, dopo… eccetera).

Non è mai accompagnato da un articolo, ad eccezione del seguente caso:

  • Questo è l’attore il cui film mi era piaciuto tanto. —> il cui = il film dell’attore… (whose)

“Il cui” (ma anche la, i, le cui) rappresenta l’appartenenza, il possesso, chiamato “specificazione” in grammatica, ed è l’unico caso in cui non si aggiunge una preposizione.

Quale

Il pronome “quale” è quasi equivalente a “cui”, nel senso che solitamente rappresenta un complemento indiretto. Si tratta di un pronome più complesso rispetto a “che” e “cui”, ed è perciò meno frequente nella lingua parlata, ma non è insolito.

Si trasforma con il cambiare del numero, singolare o plurale, e si accompagna ad articoli maschili e femminili per evidenziare il genere.

Usiamo le stesse frasi per capire come il pronome “quale” cambia.

  • La casa nella quale vivo è troppo piccola. (luogo)
  • Non capisco il motivo per il quale ti arrabbi. (causa)
  • Ricordi la strada dalla quale siamo venuti? (luogo)
  • Non ho sentito le notizie delle quali state parlando. (argomento)
  • Il parco davanti al quale abito è verdissimo. (luogo)

Le frasi sono perfettamente intercambiabili con quelle che abbiamo utilizzato precedentemente con “cui”. Notiamo però che:

  • “Quale” ha il plurale “Quali”.
  • Ha sempre bisogno di una preposizione articolata (in + la = nella quale vivo)

Esiste un caso in cui possiamo usare “quale” senza preposizione, solo con l’articolo (il quale, i quali, la quale, le quali) come sostituto di “che”, ma quasi esclusivamente nell’italiano scritto o nei registri linguistici elevati.

  • Questa ragazza, la quale ( = che) vive a Milano, è un’amica.

La scelta tra che, cui, quale

In generale, “che” si usa come pronome relativo per le forme dirette, cioè come sostituto di un soggetto o di un oggetto. Vedi gli esempi sopra.

Sempre in linea generale, “cui” si usa come pronome indiretto, per indicare complementi differenti dall’oggetto (luogo, tempo, causa, mezzo, compagnia, materia eccetera).

“Quale” è il pronome più complesso e completo dei tre. E quindi è anche il meno usato nella lingua parlata perché è più “pesante” di “cui”. Tuttavia, è piuttosto frequente.

In caso di ambiguità, possiamo usare sia “cui” che “quale” per eliminare dubbi logici. Per esempio:

  • Ho visto il marito di Laura, che prende sempre la metropolitana.

In questa frase, presa fuori da ogni contesto, non sappiamo chi prenda la metropolitana. Laura o il marito? Possiamo quindi dire:

  • Ho visto il marito di Laura, il quale prende sempre la metropolitana. (il marito)
  • Ho visto il marito di Laura, la quale prende sempre la metropolitana. (Laura)

Possiamo usare “che” invece di “quando” o “in cui / nel quale” nelle frasi di tempo.

  • L’anno che (= in cui, durante il quale) ci siamo incontrati è stato speciale.

Al contrario, possiamo usare “dove” in sostituzione di “in cui” o nelle forme equivalenti di “nel quale” per parlare di un luogo:

  • La casa dove (= in cui / nella quale) sono cresciuta è stata demolita.


Altri pronomi relativi

Esistono altri pronomi che diventano occasionalmente relativi e che servono a sostituire e rappresentante concetti specifici. Si chiamano pronomi misti: “chi” e “quanto”.

Chi

Quando viene usato in qualità di pronome relativo, “chi” si riferisce a persone, mai a oggetti inanimati, e rappresenta il concetto indefinito di “le persone che”, “la persona che” o “chiunque”.

Si tratta di un pronome grammaticalmente singolare, ma può rappresentare sia una persona indefinita che delle persone in generale.

  • Chi non lavora, non guadagna soldi. (le persone che non lavorano)
  • Chi ti ha venduto quell’orologio, ti ha ingannato. (la persona che ti ha venduto l’orologio).

Essendo un pronome indefinito, non ha bisogno di un nome di riferimento da sostituire; è valido in assoluto.

Quanto

Ha una funzione dimostrativa e relativa. Sostituisce il concetto di “tutto quello che” o “tutti quelli che”, rispettivamente al singolare o al plurale.

  • Hai capito quanto ti abbiamo spiegato? (tutto quello che)
  • Ringraziamo quanti hanno partecipato alla raccolta di fondi. (tutte le persone che)

Quello che

Aggiungiamo a questa lezione il concetto di “quello che”, usato al singolare o al plurale per sostituire “chiunque”, “qualsiasi cosa” oppure “tutti”, “tutte le cose”, “tutto quello che”, “tutte le persone che”. Al singolare, può significare “la persona che”.

  • Farò quello che mi hai chiesto. (tutte le cose che mi hai domandato di fare).
  • Mario è quello che mi ha aiutato di più. (la persona che)
  • Non sopporto quelli che non pagano il biglietto dell’autobus. (tutte le persone che)

Quando parliamo di persone al plurale, è molto simile a “chi”.

E’ tutto. Risolviamo l’esercizio.


Quiz

i pronomi relativi



Le preposizioni e i complementi – causa, limitazione, fine, quantità

Nella seconda parte dedicata allo studio dei complementi e le relative preposizioni, esamineremo alcune categorie sicuramente meno comuni di quelle che abbiamo visto nella lezione scorsa, ma altrettanto importanti. Studieremo alcuni modi di dire legati ai complementi.


Questo esercizio è parte del corso su Zoom 4 Chiacchiere, nella lezione dedicata alla grammatica.

Il corso consiste di 4 lezioni mensili su Zoom di livello intermedio e avanzato. La lezione in questione riguarda l’uso delle preposizioni per indicare una causa, una limitazione, uno scopo (fine), una quantità. Il corso sarà presto disponibile sul sito. Se vi interessa, provate il quiz.

Qui sotto potete trovare solamente l’esercizio, che abbiamo deciso di condividere con gli amici della newsletter. La lezione completa è disponibile solo per gli iscritti.

Le iscrizioni sono aperte qui. Grazie.


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🧑🏻‍🏫

Le preposizioni e i complementi

causa, limitazione, fine, quantità


Grammatica: esprimere eventi futuri in italiano


Ripasso: il futuro semplice e anteriore

Diamo per scontato che, da studenti di livello intermedio e avanzato, abbiate già imparato le coniugazioni del futuro semplice. In ogni caso, per comodità, ripeteremo qui tutte le regole e le eccezioni che riguardano il futuro dell’indicativo.

Il tempo futuro appartiene unicamente al modo indicativo, ossia, il modo della lingua italiana che descrive la realtà. Non esiste il futuro nel condizionale o nel congiuntivo. Detto questo, passiamo direttamente alle coniugazioni dei verbi regolari.

-are-ere-ire
iomangeròleggeròdormirò
tumangeraileggeraidormirai
lui / leimangeràleggeràdormirà
noimangeremoleggeremodormiremo
voimangereteleggeretedormirete
loromangerannoleggerannodormiranno

(continues …)



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Esercizio: – Le preposizioni e i complementi – luogo, modo, tempo, mezzo

L’esercizio che segue è un esempio di come potrebbe essere un ripasso della lezione di grammatica nel corso “Quattro Chiacchiere”, un incontro settimanale su Zoom con studenti di livello intermedio e avanzato.

Si tratta di un quiz che ha a che fare con le preposizioni e i complementi, degli elementi grammaticali che ci aiutano a costruire frasi complesse. Cercate di risolverlo e controllate il vostro punteggio finale.

Se siete già iscritti al blog, potete fare log in e ricevere i risultati via email.

🧑🏻‍🏫 – Le preposizioni e i complementi

luogo, tempo, modo, mezzo


🧑🏻‍🏫- Le coniugazioni del congiuntivo 3 – “Condizionale e Congiuntivo”

Questo esercizio fa parte del corso di gruppo su Zoom: “ROMA”

Questo è un esercizio di ripasso compreso nel corso “ROMA”, in cui gli studenti di un piccolo gruppo (4 o 5 persone) possono fare pratica studiando insieme. La lezione vera è propria è più lunga e spiega nel dettaglio l’interazione tra il condizionale e il congiuntivo.

Abbiamo pensato di condividere con tutti i membri della comunità questo esercizio, per mostrare un tipico compito di ripasso delle strutture.

Per favore, fate login per provare l’esercizio. Potete iscrivervi gratuitamente al sito se ancora non lo avete fatto.

(continues …)



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