Siamo tutti buoni, naturalmente. Qualche volta però, ci arrabbiamo, ci indigniamo, ci annoiamo e facciamo anche di peggio
Continuiamo con la serie di post in italiano descrivendo delle emozioni molto comuni che, naturalmente, esistono in tutte le lingue. Oggi ci limiteremo a descrivere tre sentimenti: la rabbia, l’indignazione, la noia.
Come possiamo arrabbiarci in italiano? Esiste un’incredibile varietà di parole ed espressioni, quindi ci concentreremo su qualche esempio.
Arrabbiarsi
Diciamo subito che in questo post non studieremo le parolacce. Se volete impararle, ve ne posso insegnare qualcuna durante le nostre lezioni.
Cominciamo con la rabbia, un sentimento negativo che purtroppo è molto comune. Ecco alcune espressioni idiomatiche per esprimerla. Non tutte sono intuitive o particolarmente chiare, però sono molto comuni e comprensibili per un italiano. Volete saperne di più? Ne riparleremo a lezione.
- Porca miseria: “Ma porca miseria com’è potuto succedere?”
- Me la paghi: “Questa volta non la passerà liscia, me la pagherà.”
- Te la faccio vedere io: “Se mi capiti sottomano, te la faccio vedere io!”
- Cavolo: “Cavolo, perché devo sempre arrabbiarmi?”
- Vai a quel paese: “Mi hai davvero stancato; sai cosa ti dico? Vai a quel paese!”
Indignarsi
Tra indignazione e la rabbia, esistono alcune differenze e molte similitudini. Uno può dire “porca miseria” anche quando è indignato e un po’ arrabbiato. Visto che ci sono molte espressioni simili, cercheremo di usare esempi pertinenti. Anche in questo caso, se volete collegare gli esempi con delle situazioni reali, ci vediamo a lezione.
- Non ci credo: “Mi stanno mettendo una multa. Non ci credo!”
- Non finisce qui: “Questa storia non finisce qui. Ci vedremo in tribunale.”
- Quando è troppo è troppo: “Adesso basta, quando è troppo, è troppo.”
- Roba da non credere: “Non avevo mai visto una cosa simile. Roba da non credere”
- Si vergogni: “Alla sua età! Si vergogni”
Annoiarsi
- Che palle: “Quanto è noioso questo film. Che palle, cambia canale.”
- Non ce la faccio: “Non ce la faccio a stare a questa festa, torniamocene a casa.”
- Uffa!: “Questa fila interminabile. Uffa!”
- Che barba: “Che barba il traffico di Milano, vorrei essere al mare.”
- Quanto sei noiosa: “Sempre a casa a guardare la tivù, quanto sei noiosa.”
Come notato da alcuni, “che palle” è un’espressione molto colorita, usata in contesti informali.
Allora, vi aspetto a lezione per discuterne e per introdurne altre nuove. Alla prossima!
Vittorio Matteo Corcos: Ritratto di Ettore Panzacchi – 1894
Ma che palle! Non e` un po’ volgare?
Sì, ma non più di tanto. Tutti lo dicono. In confronto a quello che si sente in tivù, è un’espressione innocente.