Lettura: CUORE DI MAMMA – di Alice Basso

Cuore di mamma

👥 Personaggi

  • Evelina Burletti – Donna riservata, mite e modesta, moglie del commendatore Goffredo Burletti. Protagonista della lettera testamentaria che rivela la sua vera storia.
  • Goffredo Burletti – Commendatore, marito di Evelina, imprenditore di successo con un passato criminale. Figura dominante nella comunità locale.
  • Cristiana Burletti Mazzoni – Figlia maggiore di Evelina, moglie del deputato Filippo Mazzoni. Donna educata e giudiziosa.
  • Benedetta “Benny” Burletti – Figlia minore, artista eversiva e audace che vive a Parigi. Carattere più ribelle e diretto.
  • Filippo Mazzoni – Deputato, marito di Cristiana e genero di Evelina. Figlio del ragionier Mazzoni, socio in affari del commendatore.
  • Prisca – Sorella minore di Evelina, prima scelta amorosa di Goffredo, poi diventata sua amante. Emigrata in Costa Rica.
  • Petronio Infanti – Notaio di famiglia, amico di lunga data che legge il testamento alle figlie.
  • Maria Donata – Segretaria del notaio, affettuosa e materna con le “ragazze Burletti”.

🍽️ Cucina e tradizione

La pasta al forno della mamma

Il racconto trasforma la cucina da simbolo di amore familiare in strumento di giustizia. La pasta al forno, i dolcetti, i manicaretti di Evelina diventano protagonisti di una vendetta meticolosamente pianificata, rivelando come il cibo possa essere tanto nutrimento quanto veleno, a seconda delle intenzioni di chi cucina.


Leggi e ascolta il riassunto del racconto

Prepara un paio di domande per la discussione con il gruppo


La storia inizia con il funerale di Evelina Burletti, moglie del defunto commendatore Goffredo Burletti. Durante l’omelia funebre, il prete la elogia come esempio perfetto di virtù femminili, una donna d’altri tempi che sapeva stare al suo posto nell’ombra del marito. Dopo dieci anni dalla morte del commendatore, anche Evelina se n’è andata, lasciando le figlie Cristiana e Benedetta, ora donne adulte e realizzate.

Il notaio Petronio Infanti convoca le due sorelle per la lettura del testamento. Benedetta osserva acutamente che il testamento è uno strumento per controllare i propri beni anche da morto, ma la madre non possedeva niente di suo, solo eredità del padre. Cristiana ipotizza che possa trattarsi più di una lettera affettuosa che di un vero testamento. Le figlie vengono accolte calorosamente da Maria Donata, la segretaria del notaio, che le ricorda con tenerezza quando erano bambine piccolissime.

Evelina, attraverso la voce del notaio, racconta di quando incontrò Goffredo a ventisei anni, un’età considerata avanzata per gli standard dell’epoca. Goffredo notò Evelina e la sorella Prisca entrare in chiesa, le seguì e rimase affascinato dalla scena familiare: la madre che stendeva il bucato, il padre che leggeva il giornale, Evelina che aiutava a cucinare e Prisca che apparecchiava. Qui Evelina svela la prima verità scomoda: contrariamente alla leggenda familiare secondo cui Goffredo avrebbe subito dichiarato di voler sposare lei, in realtà aveva deciso che avrebbe avuto Prisca, la più giovane e carina.

Goffredo, rivela Evelina, non era l’imprenditore che si era fatto da solo come tutti credevano. I soldi li aveva già grazie alla Costruzioni Burletti del padre, già un’azienda prospera che rendeva abbastanza da permettere regali costosi come l’Alfa Romeo. Mentre corteggiava Prisca, Goffredo iniziò a notare che Evelina lavorava molto più della sorella, era più giudiziosa, più docile e soprattutto cucinava molto meglio. Nel giro di un mese cambiò idea: sarebbe stata Evelina “l’angelo del focolare”.

Durante i primi anni di matrimonio, Evelina divenne una casalinga occupatissima che Goffredo esibiva come un gioiello davanti a soci e colleghi. Invitava continuamente ospiti a casa per stringere affari attorno al loro tavolo e davanti a cene preparate da lei. Tuttavia, mentre cucinava, Evelina iniziò a origliare le conversazioni d’affari. Dalla cucina, tra i rumori della preparazione dei pasti, sentiva discorsi che non le quadravano completamente. Sentiva parlare di appalti, concessioni, forniture e soprattutto di concorrenti, con frasi inquietanti su chi doveva occuparsi di certi problemi, seguite da strane risatine e cambi di argomento. Gradualmente, anche una cuoca distratta dai rumori della cucina non poteva non capire: Goffredo era un mafioso.

Quando rimase incinta di Cristiana, Evelina ebbe una rivelazione che cambiò tutto: finché si trattava solo di lei poteva anche sopportare, ma come avrebbe potuto permettere che un figlio crescesse in mezzo alla criminalità della peggior specie? La maternità la costrinse a guardare in faccia la realtà e a cercare una via d’uscita. Elaborò un piano astuto basato su un’osservazione della sua ginecologa: lo stress incide sulla fertilità e sulla salute in generale, può causare infarti in alcuni e ritardare il concepimento in altri. Evelina si chiese: se lo stress poteva uccidere, poteva uccidere suo marito? Analizzò lucidamente la situazione: Goffredo doveva essere più stressato di lei, dovendo gestire un impero del crimine in espansione con nemici, ostacoli, gente da corrompere, leggi da aggirare, politici da sedurre e concorrenti da sottomettere. L’idea era di logorargli il sistema nervoso fino a provocare un collasso. Il piano prevedeva di trasformare la casa in un inferno di stress continuo, utilizzando la complicità inconsapevole della neonata Cristiana.

Goffredo, che aveva già mal digerito il fatto che fosse una femmina, trovò una figlia così difficile ancora più irritante. Evelina incoraggiava ogni comportamento rumoroso e trasformava ogni pianto in un’occasione per urlare a squarciagola commenti che Goffredo sentisse dal suo studio. Le comprò un chihuahua, il più rumoroso che si potesse trovare, e incoraggiava i parenti a regalare tamburi e trombette. Il suo metro di valutazione era semplice: se anche il padre a un certo punto si metteva a urlare, il risultato era raggiunto. Per otto assordanti anni, casa Burletti divenne un circuito di Formula Uno, un aeroporto in agosto. Goffredo esplodeva protestando che in quella casa non si poteva stare e che un uomo non poteva avere un po’ di pace, poi cadeva in un silenzio musone cenando frettolosamente.

Il piano di logoramento funzionò parzialmente: Goffredo divenne sempre più nervoso, sviluppò problemi di stress e non riuscivano ad avere altri figli. Tuttavia, Goffredo trovò una via di fuga che mandò a monte le macchinazioni di Evelina. Iniziò impercettibilmente, poi un giorno lei si rese conto che lei e Cristiana urlavano da sole. Goffredo aveva iniziato a passare sempre più tempo fuori casa, acquisendo proprietà lontane con cantieri nel raggio di ottanta chilometri. Spesso stava via la notte e quando rientrava sembrava molto più ritemprato e di buon umore di una volta. Evelina scoprì amaramente una grande verità: se c’è un bambino in casa, non è detto che il padre debba per forza stare in casa anche lui, agli uomini è consentito darsi alla fuga. Questo mandava a monte tutte le sue macchinazioni, mentre lei rimaneva l’unica a sopportare una bambina urlante nelle orecchie tutto il giorno. Per giunta, arrivò anche la seconda gravidanza di Benedetta, segno che Goffredo aveva trovato qualche sistema per schivare le catapulte di stress che lei gli sganciava addosso metodicamente.

La svolta arrivò con una scoperta sconvolgente. Una mattina di giugno, Evelina decise d’impulso di andare a trovare la sorella Prisca, che dirigeva un salone di parrucchiere e con cui si sentiva sempre meno. Portando due brioche per farsi perdonare l’improvvisata, si avvicinò alla finestra della camera di Prisca per fare una sorpresa. Venne fuori che era a letto, sì, ma non stava dormendo. Evelina scoprì che Goffredo aveva una relazione con sua sorella. La scoperta rivelò che Goffredo scaricava lo stress con l’amante, vanificando il piano di logoramento, ma mise anche in pericolo Prisca: essere l’amante di un boss è quasi più rischioso che essere sua moglie, perché si è più esposti a ricatti e vendette.

Di fronte a questa nuova situazione, con.Cristiana da crescere, Benedetta in arrivo, Prisca da proteggere, Evelina capì che doveva cambiare completamente strategia. L’ipotesi di uccidere il marito logorandogli il sistema nervoso le apparve vana, ma non aveva neanche voglia di tentare un omicidio vero e proprio con veleni o pistole rischiando il carcere. Inoltre, tentare di uccidere un boss, cioè uno che per mestiere conosce meglio di chiunque altro l’arte dell’omicidio, era ancora più pericoloso. L’illuminazione fu totale: come aveva potuto non accorgersene prima? In una sola cosa Goffredo era sempre stato smodato: la gola. Ognuno ha un punto debole, e il cibo era il suo. Il suo cibo, in particolare, era l’arma perfetta che aveva sempre avuto a disposizione.

Evelina realizzò che quegli otto anni di logorio non erano stati inutili: avevano “fiaccato il fisico, indebolito i sistemi, appesantito la figura e il respiro” di Goffredo. Da quando si erano sposati si era “imbolsito, sciupato, aveva perso il piglio atletico del latin lover e assunto una postura cadente e la deambulazione di un pinguino”. Nell’estate della nascita di Benedetta, Evelina cambiò completamente strategia: “quasi dall’oggi al domani, con la scusa della gravidanza, del fatto che un nuovo stile di vita ci avrebbe fatto bene” trasformò la casa “da betoniera scomoda e chiassosa alla costruzione del focolare perfetto.”

Evelina mise in atto una trasformazione radicale diventando la madre più pacata e sommessa del mondo. Con l’aiuto dei manuali di puericoltura riuscì a convincere Cristiana a diventare una bambina educata e trasformò la casa in un ambiente ordinato e accogliente. Ma soprattutto sparse cibo ovunque: ciotoline di salatini su ogni superficie, taglieri di formaggi e affettati a mezzogiorno e sera, dessert e superalcolici dopo cena, gelati e cioccolate negli spuntini. Lo tentava con novità come hot dog e Coca-Cola che lui adorava, tracannando tutto fino a gonfiarsi come uno zeppelin. Inventava assaggi a tradimento con scuse elaborate per fargli provare ganache e meringate.

La sfida più grande per Evelina fu non cadere nella sua stessa trappola mangiando tutto ciò che cucinava. Divenne una moglie da manuale degli anni Cinquanta che sfornava manicaretti in continuazione ma piluccava come un uccellino, con la scusa della dieta per gravidanza e poi per mantenere la linea. Goffredo ci cascò completamente, si reinnamorò della casa e di lei, riprese a lodarla pubblicamente e le perdonò di aver prodotto un’altra femmina. Probabilmente lasciò Prisca in questo periodo, quando la sorella emigrò in Costa Rica probabilmente con una buonuscita. Goffredo si lasciò trascinare in una routine quotidiana dominata dal cibo. Quando il dottore gli faceva notare i problemi di peso, tornava a casa lacerato, accusando implicitamente la moglie ma cercando anche complicità contro il medico. Evelina reagiva con falsa preoccupazione promettendo verdure leggere che poi soffriggeva nel burro e accompagnava con carne rossa, giustificando tutto: la pasta al forno era dieta mediterranea, il vino faceva bene al cuore, i dolci erano energia necessaria.

Il piano funzionò perfettamente con risultati misurabili. Nel giro di due anni Goffredo aumentò di venti chili, poi altri tre anni e i chili divennero cinquantasei. Girava avvolto in un perenne alone di fritto che annunciava la sua presenza. Si vantava che la sua Evelina cucinava bene e sano, persino le verdure erano squisitezze. E lo erano davvero, commenta ironicamente Evelina, perché preparate al gratin con montagne di besciamella anche le scorie radioattive diventerebbero deliziose. L’aumento di peso su un fisico già logoro ebbe effetti amplificati: diabete, colesterolo alto, gotta e problemi cardiaci. Goffredo ebbe il primo attacco di cuore quando Cristiana aveva dodici anni e Benedetta quattro. Evelina aspettò il terzo attacco perché ne fosse davvero debilitato. Goffredo morì quando Cristiana compì diciotto anni, tre giorni dopo il compleanno.

Dopo la morte del marito, Evelina poté finalmente assaporare la libertà conquistata. Seguirono dieci lunghi e bellissimi anni durante i quali Benedetta si diplomò all’Accademia e andò a Parigi per seguire i suoi sogni artistici, mentre Cristiana sposò Filippo Mazzoni, diventato nel frattempo il più giovane deputato della provincia. Evelina non si illuse di aver liberato il territorio dalla mafia ma rivendicò con orgoglio che senza quel cancro brutale almeno quel posto sarebbe stato un po’ meglio.

La lettera di Evelina si conclude con una riflessione sulla giustizia del destino e due raccomandazioni finali cariche di significato. Quando scoprì di essere malata anche lei, non se la prese troppo perché le sembrò il giusto prezzo da pagare, addolcito dall’aver portato a termine la sua missione e aver avuto dieci anni per godersi serenamente le figlie. Le ultime raccomandazioni rivelano preoccupazione materna ma anche inquietanti echi del passato. A Benedetta dice di fare attenzione al cibo francese per il colesterolo – un monito che assume sfumature sinistre considerando come lei stessa abbia usato il cibo come arma. Ma è l’avvertimento a Cristiana quello più carico di tensione: “nell’ultimo paio d’anni” Filippo sta “diventando un po’ troppo simile a quel certo tipo d’uomo che sappiamo noi. Un tantino troppo tronfio, un tantino troppo imperativo, un tantino troppo prevaricante.” Il consiglio finale è agghiacciante nella sua ambiguità: “sei figlia di una che t’ha insegnato a cucinare, tesoro mio. Se Filippo dovesse diventare pericoloso, lasciami dire, senza bisogno di aggiungere altro: tu sai cosa fare.”


ALICE BASSO

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e vive in un borgo medievale fuori Torino. Ha fatto la traduttrice, la editor e la valutatrice di proposte editoriali per diverse case editrici. Nel 2015 ha pubblicato con Garzanti L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, il primo libro di una pentalogia cosy crime terminata nel 2019 e avente per protagonista una ghostwriter investigatrice, e nel 2020 con Il morso della vipera ha iniziato, sempre per Garzanti, una seconda pentalogia cosy crime conclusasi nel 2024 con protagonista Anita Bo, dattilografa ventenne nel 1935.


Modi di dire e vocabolario

QUIZ


COMPITO

Scrivi almeno 5 frasi, magari 10, utilizzando i modi di dire che hai imparato nel quiz.

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