Giorgio Manganelli (1922–1990) è stato uno degli autori più originali e sperimentali del Novecento italiano. Critico letterario, traduttore, giornalista e scrittore, fu membro dell’avanguardia letteraria del Gruppo 63 e si distinse per uno stile raffinato, ironico, talvolta barocco, e per la sua capacità di giocare con la lingua e con le convenzioni narrative.
Centuria. Cento piccoli romanzi fiume (1979) è una delle sue opere più famose. Si tratta di una raccolta di cento racconti brevissimi, che l’autore definisce “romanzi fiume”, ciascuno dei quali, in una paginetta, delinea mondi e visioni fulminanti. Le storie, spesso paradossali, ironiche o metafisiche, riflettono il gusto dell’autore per l’assurdo, per il linguaggio colto e per l’ambiguità della narrazione. Centuria resta una delle più belle testimonianze della letteratura italiana del ‘900.
Oggi vi proporremo un assaggio di questo libro, con un esercizio di ascolto e lettura.
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"Lettura – Giorgio Manganelli “Centuria”"
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Question 1 of 2
1. Question

Giorgio Manganelli
Centuria – 49
♥ ♦ ♣ ♠
Ascolta e completa la storia con le parti mancanti
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QUARANTANOVE
Un signore amò (follemente, folemente, follamente) (follemente) una giovane donna per tre giorni, riamato per un periodo di tempo all’incirca corrispondente. La incontrò per caso il quarto giorno, quando da due ore aveva cessato di amarla. (inizzialmente, inizziallmente, inizialmente) (Inizialmente), fu un incontro lievemente imbarazzante; tuttavia, il (coloquio, colloquio, collocquio) (colloquio) si movimentò, quando risultò che anche la donna aveva (cessatto, cessato, cesato) (cessato) di amare il signore, esattamente un’ora e quaranta minuti prima.
All’inizio, questa scoperta, che il loro folle amore era comunque cosa del passato, e che (presummibilmente, presumibilmente, presumibbilmente) (presumibilmente) avrebbero cessato di torturarsi con domande (shiocche, scioche, sciocche) (sciocche), penose e inevitabili, comunicò all’uomo ed alla donna una certa (euforea, euforya, euforia) (euforia); e parve loro di vedersi con occhi di amici. Ma l’euforia fu (efimera, effimmera, effimera) (effimera).
Infatti, la donna si rammentò di quei venti minuti di differenza; ella lo aveva amato per venti minuti ancora, quando il signore, lo aveva confessato, aveva già cessato di amarla.
La donna ne trasse argomento di (amerezza, ammarezza, amarezza) (amarezza), di frustrazione, di (rancoure, rancore, rancorre) (rancore). Egli cercò di mostrarle come quei venti minuti rivelassero in lei una costanza (affettiva, affetiva, afettiva) (affettiva) che la qualificava moralmente superiore. Ella ribatté che la sua costanza era fuori questione, ma che in questo caso qualcuno ne aveva (abusatto, habusato, abusato) (abusato), e l’aveva coperta di oltraggio, calcolato e freddo.
Quei venti minuti durante i quali, amando, ella non era stata amata, scavavano fra di loro un abisso che nulla avrebbe più colmato. Ella aveva amato un (frivolo, frivollo, frivoulo) (frivolo) e un sensuale, in questa vita e nell’altra egli ne avrebbe sofferto l’onta.
Egli cercò di far notare che, giacché più non si amavano, il problema poteva considerarsi superato, e comunque non tale da (indurrli, indurli, indurgli) (indurli) a troppo amare considerazioni: ma lo disse con una certa vivacità, che tradiva insieme la paura e il fastidio.
La donna rispose che la fine del loro amore era non già un conforto, ma solo l’indizio che qualcosa di pravo era stato (fattuamente, fatualmente, fatuamente) (fatuamente) consumato, e che ella ne portava le (ciccatrici, cicatricci, cicatrici) (cicatrici).
Egli ebbe una breve risata, non cordiale. In quell’istante, cominciò tra i due un grande odio, un odio meticoloso e travolgente; in qualche modo entrambi sentivano che quella differenza di venti minuti era veramente qualcosa di (atroce, attroce, atrocce) (atroce), e che qualcosa era accaduto che aveva reso impossibile la vita ad almeno uno dei due.
Ora cominciano a pensare di esser (destinati, destinnati, destínati) (destinati) ad una morte drammatica, insieme, come avevano fantasticato, (febbrillmente, febrilemente, febbrilmente) (febbrilmente), durante il loro folle amore.
Correct
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Incorrect
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Question 2 of 2
2. Question

Giorgio Manganelli
Centuria – 59
♥ ♦ ♣ ♠
Ascolta e completa la storia con le parti mancanti
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CINQUANTANOVE
Un signore privo di (fantesia, fantazia, fantasia) (fantasia) e amante della buona tavola incontrò per la prima volta se stesso ad una fermata d’autobus. Si riconobbe (imediatamente, imediattamente, immediatamente) (immediatamente), e ne provò solo un (blundo, blanndo, blando) (blando) stupore; sapeva che, sebbene rari, (avvennimenti, avvenimenti, avenimenti) (avvenimenti) del genere erano possibili, anzi non infrequenti. Ritenne (opportuno, opportunno, oppurtuno) (opportuno) non far mostra di essersi riconosciuto, dato che non erano mai stati presentati.
L’incontrò la seconda volta lungo una strada (affollatta, afollata, affollata) (affollata), ed una terza davanti ad un negozio di abbigliamento maschile. Questa volta si fecero un breve cenno reciproco, ma non si rivolsero la parola. Ogni volta egli si era esaminato con cura; aveva trovato che il se stesso era dignitoso, elegante, ma gravato d’una aria triste, o almeno (pensoza, pensossa, pensosa) (pensosa), che non gli riusciva di capire.
Fu solo al quinto incontro che si salutarono con un sommesso «Buona sera», ed anzi egli sorrise, e si accorse, o così gli parve, che l’altro non rispondesse al suo sorriso. La settima volta, all’uscita da un teatro, il caso volle che essi venissero (subspinti, sospinti, suspinti) (sospinti) dalla folla l’uno verso l’altro. Il se stesso lo salutò (garbattamente, garbatamente, garbatamante) (garbatamente), e fece alcune osservazioni sulla commedia cui avevano assistito, che gli parvero (giudiziosse, giudizziose, giudiziose) (giudiziose); egli parlò degli attori, e il se stesso acconsentì ad alcuni rilievi.
A partire dall’inizio di un qualsiasi inverno, gli incontri divennero frequenti: era chiaro che egli e se stesso abitavano in quartieri non lontani; che avessero abitudini simili, non era cosa da stupirsene. Ma sempre più egli era convinto che se stesso avesse un’aria eccessivamente (malinconica, malinconnica, melanconica) (malinconica). Una sera osò rivolgergli la parola, cominciando con un «Amico mio»; la conversazione, (afabile, affabile, affabille) (affabile) e cortese, lo indusse a chiedergli se non avesse qualche cruccio cui egli non partecipava, sebbene la cosa gli sembrasse fuori della norma.
Il se stesso, dopo una breve pausa, gli confessò di essere (inamarato, innamorrato, innamorato) (innamorato), e senza speranza, di una donna che in ogni caso era (indegna, indegnia, indeggna) (indegna) del suo amore; per cui, la conquistasse o meno, egli era condannato ad una penosa, intollerabile situazione. Egli fu sconvolto dalla (rivelazione, rivelazzione, rivellazione) (rivelazione), giacché non era innamorato di alcuna donna; e tremò al pensiero che si fosse creata una scissione così grande, così profonda, da essere definitivamente (insurmontabile, insormontabile, insormontabbile) (insormontabile).
Cercò di (dissuaddere, disuadere, dissuadere) (dissuadere) se stesso, ma quegli gli rispose che né amare né disamare stava in lui. Da quel giorno, egli è caduto in una cupa (malincunia, malinconia, malincognia) (malinconia). Passa con se stesso gran parte del suo tempo, e chi li incontra vede due (decorozi, decorosi, decorrosi) (decorosi) signori parlare (somesso, sommesso, sommeso) (sommesso), ed uno che, il capo immerso in un’ombra, talora assente, talora nega.
Correct
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Incorrect
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