Dino Buzzati (San Pellegrino, Belluno 1906 – Milano 1972) è stato uno degli scrittori italiani più originali del Novecento. Per tutta la vita ha lavorato come giornalista per il Corriere della Sera, ma è ricordato soprattutto per i suoi romanzi e racconti fantastici. La sua opera più famosa è “Il deserto dei Tartari” (1940), ma eccelse anche nei racconti brevi raccolti in “Sessanta racconti” (1958), che vinse il Premio Strega. Il suo stile unico mescola realismo e fantastico, creando atmosfere inquietanti dove la realtà quotidiana si trasforma in incubo. I temi ricorrenti sono la paura, l’angoscia, il destino, l’attesa. Buzzati era anche pittore e amava dire: “Sono un pittore che per hobby ha fatto anche lo scrittore”. Morì a Milano nel 1972 e le sue ceneri furono sparse sulle amate Dolomiti.
Durata 15 minuti
Difficoltà ★★★★☆ Livello B2 – C1
Ascolta la narrazione una prima volta, senza leggere la trascrizione, e cerca di capire i dettagli del racconto. Poi, scolta ancora leggendo.
La voce narrante di questo racconto è un amico della famiglia Corio il quale, ogni estate, trascorreva un periodo presso la loro villa di campagna, chiamata la “Doganella”. Un anno, al posto del consueto invito, ricevette una lettera di scuse che insospettì il narratore e lo spinse a ricordare una serie di episodi misteriosi, accaduti nella dimora estiva.
La Doganella
Che ne è degli amici Corio? Che sta accadendo nella loro vecchia villa di campagna, detta la Doganella? Da tempo immemore ogni estate mi invitavano per qualche settimana. Quest’anno per la prima volta no. Giovanni mi ha scritto poche righe per scusarsi. Una lettera curiosa, che allude in forma vaga a difficoltà o a dispiaceri familiari; e che non spiega niente.
Quanti giorni lieti ho vissuto in casa loro, nella solitudine dei boschi. Dai vecchi ricordi oggi per la prima volta affiorano dei piccoli fatti che allora mi parvero banali o indifferenti. E all’improvviso si rivelano.
Il primo topo
Per esempio, da un’estate lontanissima, parecchio prima della guerra – era la seconda volta che andavo ospite dei Corio – torna a mente la seguente scena: mi ero già ritirato nella camera d’angolo al secondo piano, che dava sul giardino – anche gli anni successivi ho dormito sempre là – e stavo andando a letto. Quando udii un piccolo rumore, un grattamento alla base della porta. Andai ad aprire. Un minuscolo topo sgusciò tra le mie gambe, attraversò la camera e andò a nascondersi sotto il cassettone.
Correva in modo goffo, avrei fatto in tempo benissimo a schiacciarlo. Ma era così grazioso e fragile.
Per caso, il mattino dopo, ne parlai a Giovanni. “Ah, sì” fece lui distratto “ogni tanto qualche topo gira per la casa.” “Era un sorcio piccolissimo… non ho avuto neanche il coraggio di…” “Sì, me lo immagino. Ma non ci fare caso…” Cambiò argomento, pareva che il mio discorso gli spiacesse.
Le trappole
L’anno dopo. Una sera si giocava a carte, sarà stata mezzanotte e mezzo, dalla stanza vicina – il salotto dove a quell’ora le luci erano spente – giunse un clac, suono metallico come di una molla. “Cos’è?” domando io. “Non ho sentito niente” fa Giovanni evasivo. “Tu Elena hai sentito qualche cosa?” “Io no” gli risponde la moglie, facendosi un po’ rossa. “Perché?” Io dico: “Mi sembrava che di là in salotto… un rumore metallico…”. Notai un velo di imbarazzo. “Bene, tocca a me fare le carte?”
Neanche dieci minuti dopo, un altro clac, dal corridoio questa volta, e accompagnato da un sottile strido, come di bestia. “Dimmi, Giovanni” io chiedo “avete messo delle trappole per topi?” “Che sappia io, no. Vero, Elena? Sono state messe delle trappole?” Lei: “E che vi salta in mente? Per i pochi topi che ci sono!”.
I due gatti
Passa un anno. Appena entro nella villa, noto due gatti magnifici, dotati di straordinaria animazione: razza soriana, muscolatura atletica, pelo di seta come hanno i gatti che si nutrono di topi. Dico a Giovanni: “Ah, dunque vi siete decisi finalmente. Chissà che spaventose scorpacciate fanno. Di topi qui non ci sarà penuria”. “Anzi” fa lui “solo di quando in quando… Se dovessero vivere solo di topi…” “Però li vedo belli grassi, questi mici.” “Già, stanno bene, la faccia della salute non gli manca. Sai, in cucina trovano ogni ben di Dio.”
Passa un altro anno e come io arrivo in villa per le mie solite vacanze, ecco che ricompaiono i due gatti. Ma non sembrano più quelli, non vigorosi e alacri, bensì cascanti, smorti, magri. Non guizzano più da una stanza all’altra celermente. Al contrario, sempre tra i piedi dei padroni, sonnolenti, privi di qualsiasi iniziativa. Io chiedo: “Sono malati? Come mai così sparuti? Forse non hanno più topi da mangiare?”. “L’hai detto” risponde Giovanni Corio vivamente. “Sono i più stupidi gatti che abbia visto. Hanno messo il muso da quando in casa non esistono più topi… Neanche il seme ci è rimasto!” E soddisfatto fa una gran risata.
Paura
Più tardi Giorgio, il figlio più grandicello, mi chiama in disparte con aria di complotto: “Sai il motivo qual è? Hanno paura!”. “Chi ha paura?” E lui: “I gatti, hanno paura. Papà non vuole mai che se ne parli, è una cosa che gli dà fastidio. Ma è positivo che i gatti hanno paura”. “Paura di chi?” “Bravo! Dei topi! In un anno, da dieci che erano, quelle bestiacce sono diventate cento… E altro che i sorcettini d’una volta! Sembrano delle tigri. Più grandi di una talpa, il pelo ispido e di colore nero. Insomma i gatti non osano attaccarli.” “E voi non fate niente?” “Mah, qualcosa si dovrà pur fare, ma il papà non si decide mai. Non capisco il perché, ma è un argomento che è meglio non toccare, lui diventa subito nervoso…”
Gli spiriti
E l’anno dopo, fin dalla prima notte, un grande strepito sopra la mia camera come di gente che corresse. Patatrùm, patatrùm. Eppure so benissimo che sopra non ci può essere nessuno, soltanto la inabitabile soffitta, piena di mobili vecchi, casse e simili. “Accidenti che cavalleria” mi dico “devono essere ben grossi questi topi.” Un tal rumore che stento ad addormentarmi.
Il giorno dopo, a tavola, domando: “Ma non prendete nessun provvedimento contro i topi? In soffitta c’era la sarabanda, questa notte”. Vedo Giovanni che si scurisce in volto: “I topi? Di che topi parli? In casa grazie a Dio non ce n’è più”. Anche i suoi vecchi genitori insorgono: “Macché topi d’Egitto. Ti sarai sognato, caro mio”. “Eppure” dico “vi garantisco che c’era il quarantotto, e non esagero. In certi momenti ho visto il soffitto che tremava.” Giovanni s’è fatto pensieroso: “Sai che cosa può essere? Non te n’ho mai parlato perché c’è chi si impressiona, ma in questa casa ci sono degli spiriti. Anche io li sento spesso… E certe notti hanno il demonio in corpo!”. Io rido: “Non mi prenderai mica per un ragazzetto, spero! Altro che spiriti. Quelli erano topi, garantito, topacci, ratti, pantegane!… E a proposito, dove sono andati a finire i due famosi gatti?”. “Li abbiamo dati via, se vuoi sapere… Ma coi topi hai la fissazione! Possibile che tu non parli d’altro!… Dopo tutto, questa è una casa di campagna, non puoi mica pretendere che…” Io lo guardo sbalordito: ma perché si arrabbia tanto? Lui, di solito così gentile e mite.
Giorgio
Più tardi è ancora Giorgio, il primogenito, a farmi il quadro della situazione. “Non credere a papà” mi dice. “Quelli che hai sentito erano proprio topi, alle volte anche noi non riusciamo a prender sonno. Tu li vedessi, sono dei mostri, sono; neri come il carbone, con delle setole che sembran degli stecchi… E i due gatti, se vuoi sapere, sono stati loro a farli fuori… è successo di notte. Si dormiva già da un paio d’ore e dei terribili miagolii ci hanno svegliato. In salotto c’era il putiferio. Allora siamo saltati giù dal letto, ma dei gatti non si è trovata traccia… Solo dei ciuffi di pelo… delle macchie di sangue qua e là.” “Ma non provvedete? Trappole? Veleni? Non capisco come tuo papà non si preoccupi…” “Come no? Il suo assillo, è diventato. Ma anche lui adesso ha paura, dice che è meglio non provocarli, che sarebbe peggio. Dice che, tanto, non servirebbe a niente, che ormai sono diventati troppi… Dice che l’unica sarebbe dar fuoco alla casa… E poi, poi sai cosa dice? è ridicolo a pensarci. Dice che non conviene mettersi decisamente contro.” “Contro chi?” “Contro di loro, i topi. Dice che un giorno, quando saranno ancora di più, potrebbero anche vendicarsi… Alle volte mi domando se papà non stia diventando un poco matto. Lo sai che una sera l’ho sorpreso mentre buttava una salsiccia giù in cantina? Il bocconcino per i cari animaletti! Li odia ma li teme. E li vuol tenere buoni.”
Il silenzio
Così per anni. Finché l’estate scorsa aspettai invano che sopra la mia camera si scatenasse il solito tumulto. Silenzio, finalmente. Una gran pace. Solo la voce dei grilli dal giardino. Al mattino, sulle scale incontro Giorgio: “Complimenti” gli dico “ma mi sai dire come siete riusciti a far piazza pulita? Questa notte non c’era un topolino in tutta la soffitta”.
Giorgio mi guarda con un sorriso incerto. Poi: “Vieni vieni” risponde “vieni un po’ a vedere”.
Mi conduce in cantina, là dove c’è una botola chiusa da un portello: “Sono laggiù adesso” mi sussurra. “Da qualche mese si sono tutti riuniti qui sotto, nella fogna. Per la casa non ne girano che pochi. Sono qui sotto… ascolta…” Tacque. E attraverso il pavimento giunse un suono difficilmente descrivibile: un brusìo, un cupo fremito, un rombo sordo come di materia inquieta e viva che fermenti; e frammezzo pure delle voci, piccole grida acute, fischi, sussurri. “Ma quanti sono?” chiesi con un brivido.
“Chissà. Milioni forse… E adesso guarda, ma fa presto.” Accese un fiammifero e, sollevato il coperchio della botola, lo lasciò cadere giù nel buco. Per un attimo io vidi: in una specie di caverna, un frenetico brulichio di forme nere, accavallantisi in smaniosi vortici. E c’era in quel laido tumulto una potenza, una vitalità infernale, che nessuno avrebbe più fermato. I topi! Vidi anche un luccicare di pupille, migliaia e migliaia, rivolte in su, che mi fissavano cattive. Ma Giorgio chiuse il coperchio con un tonfo.
Il destino
E adesso? Perché Giovanni ha scritto di non poter più invitarmi? Cosa è successo? Avrei la tentazione di fargli una visita, pochi minuti basterebbero, tanto per sapere. Ma confesso che non ne ho il coraggio. Da varie fonti mi sono giunte strane voci. Talmente strane che la gente le ripete come favole, e ne ride. Ma io non rido.
Dicono per esempio che i due vecchi genitori Corio siano morti. Dicono che nessuno esca più dalla villa e che i viveri glieli porti un uomo del paese, lasciando il pacco al limite del bosco. Dicono che nella villa nessuno possa entrare; che enormi topi l’abbiano occupata: e che i Corio ne siano gli schiavi.
Un contadino che si è avvicinato – ma non per molto perché sulla soglia della villa stava una dozzina di bestiacce in atteggiamento minaccioso – dice di aver intravisto la signora Elena Corio, la moglie del mio amico, quella dolce e amabile creatura. Era in cucina, accanto al fuoco, vestita come una pezzente; e rimestava in un immenso calderone, mentre intorno grappoli fetidi di topi la incitavano, avidi di cibo.
Sembrava stanchissima ed afflitta. Come scorse l’uomo che guardava, gli fece con le mani un gesto sconsolato, quasi volesse dire: “Non datevi pensiero, è troppo tardi. Per noi non ci sono più speranze”.
You have to finish following quiz, to start this quiz:
Results
Time has elapsed
You scored 0 out of 0 points, (0)
Average score
Your score
Categories
Not categorized0%
Il tuo punteggio è troppo basso. Riprova!
Non ci siamo. Riprova il quiz
Non male, ma potresti fare meglio. Riprova
Bene! Hai ottenuto un buon punteggio, ma non è ancora perfetto
Punteggio pieno. Sono orgoglioso di te!
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
Answered
Review
Question 1 of 18
1. Question
Sgusciò tra le mie gambe
Il narratore sente un rumore alla porta della sua camera e va ad aprire. Entra un piccolo topo.
Andai ad aprire. Un minuscolo topo sgusciò tra le mie gambe, attraversò la camera e andò a nascondersi sotto il cassettone.
Che cosa significa?
Correct
Passò velocemente e furtivamente, scivolando via.
“Sgusciare” significa uscire rapidamente da un involucro o da un luogo stretto, sfuggendo alla presa. In senso figurato, indica il movimento veloce e sfuggente di chi passa senza farsi prendere, come un animale che scivola via agilmente.
Incorrect
Passò velocemente e furtivamente, scivolando via.
“Sgusciare” significa uscire rapidamente da un involucro o da un luogo stretto, sfuggendo alla presa. In senso figurato, indica il movimento veloce e sfuggente di chi passa senza farsi prendere, come un animale che scivola via agilmente.
Question 2 of 18
2. Question
E che vi salta in mente?
L’uomo chiede a Giovanni se hanno messo delle trappole per topi. Elena, la moglie, risponde.
«E che vi salta in mente? Per i pochi topi che ci sono!»
Che significa?
Correct
Esprime forte disapprovazione: “Ma cosa vi viene in mente? Che idea assurda!”
“Saltare in mente” significa venire improvvisamente in testa un’idea. Preceduto da “che vi”, diventa un’esclamazione di disapprovazione che respinge un’idea considerata assurda o inappropriata.
Incorrect
Esprime forte disapprovazione: “Ma cosa vi viene in mente? Che idea assurda!”
“Saltare in mente” significa venire improvvisamente in testa un’idea. Preceduto da “che vi”, diventa un’esclamazione di disapprovazione che respinge un’idea considerata assurda o inappropriata.
Question 3 of 18
3. Question
Alacri
Un anno dopo, l’ospite torna alla villa e ritrova i due gatti. Ma il loro aspetto è molto cambiato rispetto all’anno precedente.
Ma non sembrano più quelli, non vigorosi e alacri, bensì cascanti, smorti, magri.
Che cosa significa ‘alacri’?
Correct
Attivi, svelti, pieni di energia e iniziativa.
“Alacre” viene dal latino “alacer” e indica chi è pieno di vivacità e prontezza nell’agire. Nel racconto i gatti, che prima erano animali pieni di energia, sono diventati il contrario: cascanti, smorti e magri.
Incorrect
Attivi, svelti, pieni di energia e iniziativa.
“Alacre” viene dal latino “alacer” e indica chi è pieno di vivacità e prontezza nell’agire. Nel racconto i gatti, che prima erano animali pieni di energia, sono diventati il contrario: cascanti, smorti e magri.
Question 4 of 18
4. Question
Così sparuti
Il narratore nota che i due gatti sono molto cambiati e chiede spiegazioni a Giovanni.
«Sono malati? Come mai così sparuti? Forse non hanno più topi da mangiare?»
Che significa ‘sparuti’?
Correct
Magri, deperiti, smunti, dall’aspetto debole e sofferente.
“Sparuto” indica una persona o un animale molto magro, dall’aspetto emaciato e sofferente. Il narratore usa questa parola per descrivere i gatti che hanno perso tutto il loro vigore.
Incorrect
Magri, deperiti, smunti, dall’aspetto debole e sofferente.
“Sparuto” indica una persona o un animale molto magro, dall’aspetto emaciato e sofferente. Il narratore usa questa parola per descrivere i gatti che hanno perso tutto il loro vigore.
Question 5 of 18
5. Question
Hanno messo il muso
Giovanni spiega al narratore il comportamento dei due gatti. Secondo lui la colpa è dei gatti stessi.
«Sono i più stupidi gatti che abbia visto. Hanno messo il muso da quando in casa non esistono più topi…»
Che cosa significa?
Correct
Fare il broncio, mostrare un’espressione scura e crucciata.
“Mettere il muso” significa assumere un’espressione del volto scura e scontenta, come chi è offeso o insoddisfatto. Giovanni dice che i gatti sono imbronciati perché non hanno più topi da cacciare.
Incorrect
Fare il broncio, mostrare un’espressione scura e crucciata.
“Mettere il muso” significa assumere un’espressione del volto scura e scontenta, come chi è offeso o insoddisfatto. Giovanni dice che i gatti sono imbronciati perché non hanno più topi da cacciare.
Question 6 of 18
6. Question
Accidenti che cavalleria
Di notte, l’ospite sente un grande strepito dal soffitto, come di gente che corre. Pensa ai topi in soffitta.
«Accidenti che cavalleria» mi dico «devono essere ben grossi questi topi.»
Che significa?
Correct
Esclamazione ironica per indicare un grande rumore, come un esercito a cavallo.
“Cavalleria” qui è usato in senso ironico: il rumore è talmente forte che sembra un reggimento di cavalli al galoppo. “Accidenti” è un’esclamazione di stupore. Il narratore scherza sul fatto che i topi fanno un baccano incredibile.
Incorrect
Esclamazione ironica per indicare un grande rumore, come un esercito a cavallo.
“Cavalleria” qui è usato in senso ironico: il rumore è talmente forte che sembra un reggimento di cavalli al galoppo. “Accidenti” è un’esclamazione di stupore. Il narratore scherza sul fatto che i topi fanno un baccano incredibile.
Question 7 of 18
7. Question
La sarabanda
Il giorno dopo, a tavola, il narratore chiede a Giovanni dei rumori notturni nella soffitta.
«Ma non prendete nessun provvedimento contro i topi? In soffitta c’era la sarabanda, questa notte.»
Che cosa significa?
Correct
Grande confusione e baccano, movimento disordinato e rumoroso.
“Sarabanda” era originariamente una danza sfrenata spagnola del Cinquecento. In senso figurato indica una successione frenetica e disordinata accompagnata da forte rumore. Il narratore descrive così il caos prodotto dai topi in soffitta durante la notte.
Incorrect
Grande confusione e baccano, movimento disordinato e rumoroso.
“Sarabanda” era originariamente una danza sfrenata spagnola del Cinquecento. In senso figurato indica una successione frenetica e disordinata accompagnata da forte rumore. Il narratore descrive così il caos prodotto dai topi in soffitta durante la notte.
Question 8 of 18
8. Question
Macché topi d’Egitto
L’uomo insiste che in soffitta ci sono i topi. I genitori di Giovanni rispondono alla sua affermazione.
«Macché topi d’Egitto. Ti sarai sognato, caro mio.»
Che cosa significa?
Correct
Espressione che nega con forza l’esistenza di qualcosa: “Ma quali topi! Non esistono!”
“Macché” esprime una forte negazione. L’aggiunta “d’Egitto” rafforza ulteriormente il rifiuto dell’affermazione: secondo l’Accademia della Crusca, la locuzione fa allusione alla lontananza dell’Egitto e al modo di vivere inconsueto di quel paese, per dire che qualcosa è completamente lontano dalla realtà. Si usa nella formula “macché… d’Egitto!” per respingere in modo energico e quasi infastidito ciò che l’interlocutore ha appena detto.
Incorrect
Espressione che nega con forza l’esistenza di qualcosa: “Ma quali topi! Non esistono!”
“Macché” esprime una forte negazione. L’aggiunta “d’Egitto” rafforza ulteriormente il rifiuto dell’affermazione: secondo l’Accademia della Crusca, la locuzione fa allusione alla lontananza dell’Egitto e al modo di vivere inconsueto di quel paese, per dire che qualcosa è completamente lontano dalla realtà. Si usa nella formula “macché… d’Egitto!” per respingere in modo energico e quasi infastidito ciò che l’interlocutore ha appena detto.
Question 9 of 18
9. Question
C’era il quarantotto
I genitori di Giovanni negano la presenza dei topi. L’uomo insiste su quello che ha sentito.
«Eppure» dico «vi garantisco che c’era il quarantotto, e non esagero.»
Che significa?
Correct
C’era grande confusione, subbuglio, caos totale.
“Il quarantotto” si riferisce al 1848, anno della Primavera dei popoli, una serie di rivoluzioni contro i regimi assolutisti in tutta Europa. Da quell’anno di sconvolgimenti, “fare un quarantotto” o “esserci il quarantotto” è diventato sinonimo di grande confusione, baccano e disordine.
Incorrect
C’era grande confusione, subbuglio, caos totale.
“Il quarantotto” si riferisce al 1848, anno della Primavera dei popoli, una serie di rivoluzioni contro i regimi assolutisti in tutta Europa. Da quell’anno di sconvolgimenti, “fare un quarantotto” o “esserci il quarantotto” è diventato sinonimo di grande confusione, baccano e disordine.
Question 10 of 18
10. Question
Non mi prenderai mica per un ragazzetto
Giovanni cerca di convincere l’ospite che i rumori in soffitta non sono topi ma spiriti. Il narratore reagisce.
Io rido: «Non mi prenderai mica per un ragazzetto, spero! Altro che spiriti.»
Che cosa significa?
Correct
Non pensare che io sia così ingenuo da crederci, non trattarmi come uno sciocco.
“Prendere per” significa considerare qualcuno come qualcosa che non è. “Mica” rafforza la negazione. “Ragazzetto” (diminutivo di ragazzo) indica una persona immatura e ingenua. Il narratore rifiuta di essere trattato come un credulone che crede ai fantasmi.
Incorrect
Non pensare che io sia così ingenuo da crederci, non trattarmi come uno sciocco.
“Prendere per” significa considerare qualcuno come qualcosa che non è. “Mica” rafforza la negazione. “Ragazzetto” (diminutivo di ragazzo) indica una persona immatura e ingenua. Il narratore rifiuta di essere trattato come un credulone che crede ai fantasmi.
Question 11 of 18
11. Question
Farli fuori
Giorgio, il figlio maggiore, racconta cosa è successo ai due gatti una notte.
«E i due gatti, se vuoi sapere, sono stati loro a farli fuori… è successo di notte.»
Che cosa significa?
Correct
Ucciderli, eliminarli.
“Fare fuori” è un’espressione colloquiale molto comune che significa uccidere, eliminare qualcuno. Giorgio racconta che i topi sono diventati così grossi e aggressivi da aver ucciso i due gatti durante la notte.
Incorrect
Ucciderli, eliminarli.
“Fare fuori” è un’espressione colloquiale molto comune che significa uccidere, eliminare qualcuno. Giorgio racconta che i topi sono diventati così grossi e aggressivi da aver ucciso i due gatti durante la notte.
Question 12 of 18
12. Question
Il putiferio
Giorgio racconta al narratore la notte in cui i gatti sono stati attaccati dai topi. La famiglia si è svegliata per i rumori.
«In salotto c’era il putiferio. Allora siamo saltati giù dal letto, ma dei gatti non si è trovata traccia…»
Che significa?
Correct
Grande baccano, trambusto, confusione violenta e rumorosa.
“Putiferio” indica un gran baccano, una confusione violenta accompagnata da rumore. Giorgio descrive la scena terribile in cui i topi hanno attaccato i gatti, provocando un caos spaventoso nel salotto.
Incorrect
Grande baccano, trambusto, confusione violenta e rumorosa.
“Putiferio” indica un gran baccano, una confusione violenta accompagnata da rumore. Giorgio descrive la scena terribile in cui i topi hanno attaccato i gatti, provocando un caos spaventoso nel salotto.
Question 13 of 18
13. Question
Far piazza pulita
L’estate successiva, nota che in soffitta non c’è più rumore. Chiede spiegazioni a Giorgio.
«Complimenti» gli dico «ma mi sai dire come siete riusciti a far piazza pulita?»
Che cosa significa?
Correct
Eliminare completamente, far sparire del tutto, liberarsi di tutto.
“Fare piazza pulita” significa eliminare completamente qualcosa, non lasciare nulla. L’immagine è quella di una piazza sgombrata da tutto ciò che la occupava. Il narratore crede che la famiglia sia finalmente riuscita a eliminare tutti i topi.
Incorrect
Eliminare completamente, far sparire del tutto, liberarsi di tutto.
“Fare piazza pulita” significa eliminare completamente qualcosa, non lasciare nulla. L’immagine è quella di una piazza sgombrata da tutto ciò che la occupava. Il narratore crede che la famiglia sia finalmente riuscita a eliminare tutti i topi.
Question 14 of 18
14. Question
Laido
Giorgio apre la botola della cantina e si vede per un istante cosa c’è sotto. Descrive quello che ha visto.
E c’era in quel laido tumulto una potenza, una vitalità infernale, che nessuno avrebbe più fermato.
Che significa ‘laido’?
Correct
Sporco, sozzo, ripugnante, che provoca disgusto.
“Laido” è un aggettivo che indica qualcosa di sporco in modo tale da provocare ripugnanza e disgusto. Il narratore descrive così la massa di topi in movimento nella fogna: una visione repellente e spaventosa.
Incorrect
Sporco, sozzo, ripugnante, che provoca disgusto.
“Laido” è un aggettivo che indica qualcosa di sporco in modo tale da provocare ripugnanza e disgusto. Il narratore descrive così la massa di topi in movimento nella fogna: una visione repellente e spaventosa.
Question 15 of 18
15. Question
Con un tonfo
Giorgio chiude rapidamente il coperchio della botola dopo aver mostrato i topi nella fogna.
Ma Giorgio chiuse il coperchio con un tonfo.
Che cosa significa ‘con un tonfo’?
Correct
Con un rumore cupo e pesante, tipico di un oggetto che cade o si chiude con forza.
“Tonfo” indica il rumore sordo e pesante prodotto da un corpo che cade o che viene sbattuto. Giorgio chiude il coperchio con decisione e fretta, producendo un rumore forte e cupo.
Incorrect
Con un rumore cupo e pesante, tipico di un oggetto che cade o si chiude con forza.
“Tonfo” indica il rumore sordo e pesante prodotto da un corpo che cade o che viene sbattuto. Giorgio chiude il coperchio con decisione e fretta, producendo un rumore forte e cupo.
Question 16 of 18
16. Question
Tanto per sapere
Pensa di fare una visita all’amico Giovanni per capire cosa sta succedendo nella villa.
Avrei la tentazione di fargli una visita, pochi minuti basterebbero, tanto per sapere.
Che significa?
Correct
Solo per avere informazioni, giusto per togliersi la curiosità.
“Tanto per sapere” è un’espressione colloquiale che indica il desiderio di ottenere informazioni senza un motivo urgente, solo per soddisfare la propria curiosità. Il narratore vorrebbe visitare l’amico semplicemente per capire la situazione.
Incorrect
Solo per avere informazioni, giusto per togliersi la curiosità.
“Tanto per sapere” è un’espressione colloquiale che indica il desiderio di ottenere informazioni senza un motivo urgente, solo per soddisfare la propria curiosità. Il narratore vorrebbe visitare l’amico semplicemente per capire la situazione.
Question 17 of 18
17. Question
Vestita come una pezzente
Un contadino si è avvicinato alla villa e ha visto la signora Elena Corio in cucina.
Era in cucina, accanto al fuoco, vestita come una pezzente; e rimestava in un immenso calderone.
Che cosa significa?
Correct
Vestita in modo molto misero e trasandato, come una mendicante.
“Pezzente” indica una persona che vive in condizioni di estrema povertà e miseria, un mendicante. Elena Corio, che era una donna dolce e raffinata, ora appare ridotta a uno stato miserabile, con vestiti logori e sporchi, come una persona che chiede l’elemosina.
Incorrect
Vestita in modo molto misero e trasandato, come una mendicante.
“Pezzente” indica una persona che vive in condizioni di estrema povertà e miseria, un mendicante. Elena Corio, che era una donna dolce e raffinata, ora appare ridotta a uno stato miserabile, con vestiti logori e sporchi, come una persona che chiede l’elemosina.
Question 18 of 18
18. Question
Non datevi pensiero
Elena Corio vede il contadino che la osserva dalla soglia. Con le mani gli fa un gesto.
Gli fece con le mani un gesto sconsolato, quasi volesse dire: «Non datevi pensiero, è troppo tardi. Per noi non ci sono più speranze.»
Che cosa significa?
Correct
Non preoccupatevi, non state in pensiero per noi.
“Darsi pensiero” significa preoccuparsi, stare in ansia per qualcosa o qualcuno. “Non datevi pensiero” è una formula cortese per dire “non preoccupatevi”. Elena lo dice in modo sconsolato: non c’è più nulla da fare, è inutile preoccuparsi perché la situazione è ormai senza speranza.
Incorrect
Non preoccupatevi, non state in pensiero per noi.
“Darsi pensiero” significa preoccuparsi, stare in ansia per qualcosa o qualcuno. “Non datevi pensiero” è una formula cortese per dire “non preoccupatevi”. Elena lo dice in modo sconsolato: non c’è più nulla da fare, è inutile preoccuparsi perché la situazione è ormai senza speranza.